di Claudio Dell’Orso.
Studio LT2, Venezia, 2009.
Pagine 212, immagini in bianco e nero, euro 16,00.
“Sette secoli di piaceri, intrighi e scandali erotici”: ecco quanto raccolto in questo volume, così come specificato in copertina.
L’autore,
Claudio Dell’Orso, da tempo scandaglia la storia della Serenissima, portandone a galla ignoti avvenimenti, storie malandrine e occulte perversioni. Ha cominciato con
Venezia erotica, quindici anni or sono, per proseguire con
Venezia libertina, adesso questo
Venezia sconta completa il trittico. Per inciso, quell’aggettivo dialettale del titolo sta per “nascosta”, ma fa il verso anche ai fumetti di Hugo Pratt grande “fumettaro” veneziano (
Corte sconta detta arcana).
Il filo rosso della prostituzione pare tracciare l’identità storica di Venezia.
“Cortigiane vil casta dannata” è il primo capitolo (come negli altri il titolo gioca con parole e citazioni). Si va dalle meretrici del 1300, che il Maggior Consiglio della Serenissima definiva «Assolutamente necessarie in questa città» per motivi di “ordine pubblico”, alle punizioni da parte dei Signori della Notte (organo giudiziario della Serenissima). Quindi una disamina sul particolare tariffario delle puttane cittadine, per finire con la festa a Murano nel palazzo di Lunardo Zustinian con tanto di «puttane sontuose» la sera di carnevale del 1524.
Il secondo capitolo è tutto dedicato a Bianca Cappello, famosa per bellezza e raffinatezza, nonché per gli intrighi dell’epoca (seconda metà del XVI secolo), finita in sposa a Francesco I de’ Medici dopo aver maritato, quindicenne, Piero Bonaventuri e con questo essersi trasferita a Firenze.
Il terzo capitolo “Puttaniere e gentiluomo”, è chiaro in quanto argomento, il gentiluomo di cui si parla è il francese Charles de Brosse, magistrato, scrittore (collaborò all’
Encyclopédie di Diderot) , ma qui soprattutto estimatore di “professioniste”.
Il quarto capitolo titola, parodiando Oscar Wilde, “L’amore che osava dire il suo nome”: l’omosessualità tra calli e campielli.
Ancora prostituzione nei capitoli successivi, fino all’ottavo che chiude con gli anni Cinquanta quando a chiudersi furono anche le Case. Poi, pare, Venezia non fu più quel “puttanaio d’Europa”.
Impreziosisce il libro la copertina tratta dai fumetti di
Leone Frollo e sette disegni in bianco e nero dovuti sempre alla matita del Maestro di Rialto. Ma qui, certo, la nostra è partigianeria.
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Bella la grafica e il formato (quadrotto cm 18,5 x 14) che si accoda curiosamente a quello di altri editori locali che da tempo propongono saggi e letteratura sulla Serenissima. Un appunto va fatto alla cura editoriale del volume. Una eccessiva presenza di refusi denota, alla meglio, una inopportuna fretta. Ma stigmatizziamo, soprattutto, l’uso inutile e scandalistico di buona parte delle immagini che nulla hanno a che vedere con lo specifico veneziano (pur avendo a che fare con argomenti quali le case chiuse, per esempio, non riguardano quelle lagunari). Così come sono pubblicati disegni che, pur apprezzabili in quanto fattura, non c’entrano con l’argomento e sono forzatamente integrati a rendere illustrato un libro che ha nel testo tutto il suo interesse. Particolarmente fastidiose le foto che ritraggono, “donnine leggere” e “professioniste” di varia risma con tanto di pecette sugli occhi.
Questo uso poco accorto dell’apparato iconografico fa sembrare il libro troppo smaccatamente un’operazione commerciale per turisti di palato semplice, che a Venezia hanno già di che pascersi.
Silvio Andrei (12 dicembre 2009)