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Little Annie Fanny di Harvey Kurtzman, Will Elder e altri. Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2009. Collana “I maestri del fumetto” n. 28, edizione speciale per Panorama e Il sole 24 ore. Pagine 192, euro 9,90.

Little Annie Fanny, fumetto creato da Harvey Kurtzman e Will Elder per il mensile Playboy è uscito dall’ottobre 1962 per proseguire, attraverso i miti e i riti di tre decenni, fino al 1988.
Harvey Kurtzman è il mitico fondatore (e molto di più) della rivista Mad e oltre a Elder a disegnare la sexy eroina si sono avvicendati nomi del calibro di Jack Davis, Russ Heath, Al Jaffee e Frak Frazetta.
A ispirare la prorompente eroina (lo denuncia la grafia del titolo, non certo la procacità di forme), è l’orfanella creata da Harold Gray negli anni Venti, quella Little Orphan Annie di tutt’altra pasta. Tanto questa si presentava con gli inconfondibili occhi vuoti, in mise castigata e in ambientazioni austere, quanto la bambolona di Kurtzman è sexy ed esuberante, inserita nella modernità dei tempi: bionda, dalle rotondità esibite, curve sinuose e occhioni stupiti. Dotata di un ingenuo candore non si avvede degli effetti che il suo corpo, costantemente scoperto, ha sugli uomini che incontra.
Come ogni brava bambolona americana passa di provino in provino, di festa in festa, di locale in locale. Kurtzam ha così occasione di prendersi gioco dell’american way of life, dei luoghi comuni così come dei personaggi pubblici. Dal Ku Klux Klan alla cultura hippy, dai Beatles al campione di scacchi Bobby Fisher, da Henry Kissinger allora segretario di Stato del presidente Nixon, ai divi di Hollywood, dai personaggi dei fumetti ad autocitazioni degli stessi autori (come quella di Frazetta in questo volume), da Star Wars a Indiana Jones...
Il tutto in un clima di sessualità esibita, resa plastica dalla tridimensionalità del coloratissimo disegno.
Giovanni Adamo (14 settembre 2009)
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