negozio / shop
paga on PayPal / pay with PayPal


recensioni / reviews
editoriali / editorials
articoli / articles
notizie brevi / flash news

autori / authors
foto originali / original pictures
illustrazioni originali / original illustrations
libreria / bookstore
attività / activities

arretrati / back issues
cerca / search


Blackvelvet editrice

Ogenki Clinic T-Shirt
Walerian Borowczyk
Ripley’s Home Video, Roma 2005.
Cofanetto con tre dvd e libretto sul regista, euro 34,99.



«L’amour, tout agréable qu’il est, plaît encore plus par les manières dont il se montre que par lui-même» (massima di François de La Rochefoucauld, posta da Walerian Borowczyk in apertura ai Racconti immorali).
***
Comprensibilmente, avremmo preferito che il pretesto per recensire questo bel cofanetto della Ripley’s ci fosse stato offerto da una circostanza meno tragica della recente scomparsa del regista. Walerian Borowczyk, “Boró” per amici ed estimatori, se n’è andato fra l’indifferenza generale. La notizia della sua morte è stata laconicamente pubblicata sulle pagine degli spettacoli dei quotidiani italiani, perfino con un certo fastidio. Già, perché i film “erotici” di Borowczyk avevano la capacità di sconcertare la critica, sia perché presumibilmente li considerava un tradimento, un ripiegamento negli inferi della pornografia di un cineasta che, in un primo tempo, aveva fatto ben sperare quale autore impegnato (casi abbastanza simili sono stati quelli di Pier Paolo Pasolini, Tinto Brass e, parzialmente, Marco Ferreri), e sia perché evidentemente faticava a catalogarli. Non si tratta infatti di pellicole softcore patinate, in un certo senso “rispettabili”, borghesi, come le varie Emmanuelle, Histoire d’O, Madame Claude, L’ultimo harem, ma neppure inequivocabilmente porno-hardcore. Se Boró avesse imboccato senza alcuna ambiguità la strada dell’hard, il problema di coscienza di questi signori (e signore) si sarebbe spontaneamente risolto. Avrebbero sistematicamente ignorato i suoi film. Ma non potevano, perché Boró si ostinava a rimanere in quella terra di nessuno fra il soft e l’hard, senza peraltro essere un banale esecutore privo di talento di insignificanti filmetti soft da “club méditerranée”. D’altra parte, non si decideva a passare all’hard. E non perché non ne avesse il coraggio: semplicemente non era nelle sue corde. Borowczyk, lo si voglia ammettere o no, è un Autore a tutti gli effetti, ma i suoi film «troppo audaci per gli spettatori perbene e troppo raffinati per i guardoni» e, come se non bastasse, saturi di umori naturalistici e spesso anticlericali, mettevano in imbarazzo quegli stessi intellettuali che avrebbero dovuto sancire tale autorialità.
***
Lo “stile” di Borowczyk armonizza la bellezza delle immagini con quella delle donne. Boró filma l’incanto del corpo femminile come pochi altri. Osserva Alberto Pezzotta: «I suoi nudi sono di una purezza conturbante, hanno spesso il disegno di Ingres o di Courbet, le sue scene di bagno, i suoi giochi d’alcova imitano lo statuario. I suoi dettagli anatomici (seni sublimi, talvolta stuzzicati da una piuma di pavone, bocca luminosa di cui un dito sfrega i denti) obbediscono a una imperiosa necessità interna. Sono allo stesso tempo delle nature morte e dei paesaggi metafisici». A ciò vanno aggiunti il gusto estetizzante del dettaglio (con alcune ossessioni: le labbra adolescenti, la masturbazione femminile, certi oggetti...) e delle citazioni; una sensualità sempre “sana”, persino nelle situazioni più degenerate; le suggestioni surrealiste e l’umorismo graffiante, privo di complessi. Caratteristiche che, se vogliamo, lo accostano più a uno scrittore libertino del Sei-Settecento che a un regista di fine XX secolo. Borowczyk «l’ultimo libertino», dunque, come lo ha definito il già citato Pezzotta in un sentito ricordo del regista apparso su Ciak di marzo 2006. Ed è sempre Pezzotta, curatore del booklet allegato al presente cofanetto, che precisa: «L’erotismo in Borowczyk [è] in gran parte ignaro del capitalismo e della merce, in un certo senso ancora “settecentesco” – sebbene certamente consapevole dei meccanismi del potere».
L’altro versante della medaglia, che non si può far a meno di notare, è che le sue eroine sono quasi sempre del tutto amorali (si noti che abbiamo scritto “amorali” e non “immorali”...). Boró infatti non è un puritano, un moralista, un conformista; non ha alcun interesse nel “giudicare” le donne, non gli importa affatto quanto possano essere trasgressivi i loro comportamenti. Come scrive Scott Murray, nei film di Boró le donne «non chiedono il permesso agli uomini per essere libere, ma agiscono impavidamente sfuggendo alle regole e al controllo dei maschi. Sia che esse godano il sesso da sole (Thérèse ne I racconti immorali), con un adolescente (Claudia in Ars Amandi) o con un coniglio (Marceline in Tre donne immorali?), uccidano per denaro (Margherita in Tre donne immorali?) o per mantenere la bellezza (Erzsébert ne I racconti immorali), trionfino su rapimento e stupro (Marie in Tre donne immorali?), facciano accusare ingiustamente gli uomini d’omicidio (Mériem in Regina della notte), generino un figlio con il proprio padre o con il proprio fratello (Lucrezia ne I racconti immorali)».
***
L’esemplare cofanetto che qui recensiamo raccoglie le edizioni più integrali possibili, le uniche uncut, di tre famosi film del regista polacco, Goto, l’isola dell’amore, Racconti immorali e La Bestia.
Goto, terminato nel 1968, ma distribuito in Francia solo nel maggio del 1969, è ambientato su un’isola di fantasia, Goto appunto, che nel 1887 un disastroso terremoto ha tagliato fuori dal mondo. Tre uomini amano la stessa donna, Glossia (Ligia Branice, all’epoca compagna del regista). Si tratta di una sorta di parabola sull’amore e la tirannia, nella quale la critica colse echi di Kafka, Beckett, Ionesco, Magritte...
Racconti immorali, invece, uscì in Italia nel 1976 in un’edizione (re-intitolata “dopo la cura” I racconti immorali di Borowczyk) particolarmente massacrata dalla distribuzione e dalla censura. Circa 13 minuti tagliati, gli episodi impaginati in modo diverso rispetto alla versione originale – fortunatamente reintegrata nel dvd della Ripley’s – e il tutto appesantito da un pleonastico commento di Giuseppe Berto...
Ecco i quattro segmenti nell’ordine voluto dal regista. La marea (dal racconto di André Pieyre de Mandiargues). Su una spiaggia normanna il ventenne André inizia la cugina Julie al sesso orale. Teresa filosofa. Thérèse trova un libro libertino e con un cetriolo scopre il piacere solitario. Erzesbet Báthory. La contessa Báthory organizza, con l’aiuto del suo paggio Istvan, raduni orgiastici dove vengono immolate fanciulle nel cui sangue la contessa fa il bagno. Lucrezia Borgia. Nell’anno 1498, mentre il Savonarola denuncia la corruzione degli ambienti vaticani, Lucrezia Borgia ha rapporti incestuosi col padre Alessandro VI e con il fratello Cesare. Nel dvd Ripley’s trova posto anche il documentario Une collection particulière (stavolta integrale).
Ma il vero gioiellino del cofanetto è un’edizione finalmente uncut de La Bestia. Com’è noto, questo soggetto avrebbe dovuto costituire in un primo tempo il quinto episodio del precedente film di Boró, Racconti immorali, ma, inopinatamente scartato, venne poi sviluppato come opera a sé. La trama è nota: alla vigilia delle nozze con Mathurin, rampollo dei marchesi d’Esperance, l’inglese Lucy rivive in sogno la violenza che un’antenata del promesso sposo, Romilda, subì da parte di una creatura bestiale, mezzo orso mezzo lupo, dotata di un pene enorme...
Precisa il regista: «La Bête è un film fantastico ed è soprattutto “erotico”, ma fondamentalmente è un film sul meccanismo del sogno. Il sogno traduce i nostri desideri profondi e dunque perché tacere della tentazione di un rapporto intimo con una bestia. Le origini del corpo umano sono ben note».
Sono state fatte varie illazioni sulle fonti d’ispirazione utilizzate da Boró, spaziando dal mito di Pasifae, figlia di Minosse, che si accoppia con il suo toro prediletto, alla matrona che giace con Lucio mutato in asino ne L’asino d’oro di Apuleio, dal dipinto L’incubo (1790-91) dello svizzero Johann Heinrich Füssli, al film La bella e la bestia (1946) di Jean Cocteau, sino alle cronache delle efferatezze commesse fra il 1764 e il 1767 dalla cosiddetta “bestia di Gévaudan” (romanzate nel 1858 in quattro noiosi tomi da Elia Berthet e recentemente rielaborate da Christophe Gans per il suo affascinante film Il patto dei lupi).
Ciò nondimeno, non ci abbandona la profonda convinzione che fra le sue fonti vi sia anche quel singolare Lokis: le manuscript du professeur Wittembach (1869, edito in Italia da Sellerio) che lo scrittore ottocentesco Prosper Mérimée aveva pubblicato un anno prima di morire e che, fatto curioso, già nel 1970 ha goduto di un asettico adattamento cinematografico “ufficiale” diretto da un conterraneo di Boró, il polacco Janusz Majewski. Nella vicenda di Lokis – descritta da Mérimée con stile essenziale, geometrico, dove tutto appare ineluttabile sin dall’inizio – riveste grande importanza lo stretto rapporto sadomasochistico fra l’uomo-orso protagonista e la fanciulla dalle bianche carni, mettendo in risalto la bramosia per la pelle bianca femminile. Un tema che sembrerebbe appartenere anche al regista, il quale in effetti sceglie sovente per i suoi film attrici bionde e/o dalla pelle molto chiara, spesso nordiche o mitteleuropee (sarà forse un caso, ma Sirpa Lane è d’origine finlandese, mentre Lisbeth Hummel è una giovane modella danese).
La Bestia ebbe un buon successo anche in Italia e non sono pochi coloro che lo rammentano ancor oggi come il più “eccitante” erotico-soft della loro vita. Numerose furono le imitazioni e i film italiani – o i titoli italiani di film esteri – influenzati da questa pellicola, magari solo nel titolo o nei manifesti, come per esempio Bestialità (1976), La vergine e la bestia (1977), Greta la donna bestia (1977), La bella e la bestia (1977) – film di Luigi Russo, dove l’autore sembra volersi rifare al cinema di Borowczyk in generale – L’uomo, la donna e la bestia (1977), La bestia in calore (1977), La bestia nello spazio (1980) – che riutilizza, in un’ambientazione fantascientifica, la medesima interprete, Sirpa Lane – Katrine la bestia bionda (1987), La signora e la bestia (1988) e così via. Ma gli “omaggi” e le allusioni fanno capolino nei contesti più imprevedibili (persino Ugo Tognazzi cita a modo suo l’episodio iniziale della monta della cavalla in una sequenza, interpretata da Orazio Orlando e Edwige Fenech, del suo Cattivi pensieri).
***
In conclusione, un acquisto caldamente consigliato. I tre dvd comprendono anche alcuni interessanti extra (cortometraggi d’animazione, filmografia). Resta da augurarci che la Ripley’s Home Video continui per la strada intrapresa (gradiremmo molto una bella edizione italiana di Tre donne immorali?) con l’abituale cura e serietà filologica.
Riccardo F. Esposito (6 dicembre 2006)

Schede

Walerian Borowczyk
Nasce a Kwilcz, vicino Pozna (Polonia) il 2 settembre 1923. Studia all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, dedicandosi alla pittura e alla litografia (solitamente poster cinematografici, per i quali esiste in Polonia una pregevole tradizione; qui (www.cinemaposter.com) è possibile trovare un piccolo assaggio dei suoi lavori), un’attività che gli farà vincere un premio nazionale nel 1953. Interessato al cinema d’animazione, debutta in questo settore nel 1946, con Mois d’août, al quale fanno seguito una quarantina di cortometraggi e mediometraggi a tecnica mista: cartoons, attori dal vero e animazione, collages, stop-motion, ecc.
Trasferitosi a Parigi fin dal 1959, nel 1967 dirige il suo primo lungometraggio d’animazione, Théâtre de Monsieur et Madame Kabal, e l’anno dopo il primo lungometraggio con attori, Goto l’île d’amour. Con il debutto degli anni Settanta, escono Blanche, un amore proibito (Blanche, 1971), storia di passioni, tradimenti e morte ambientata nel Medioevo, reminiscente il dramma Mazepa (1840) di Juliusz Slowacki (1809-1849), e I racconti immorali (1974). Del 1975 è il suo unico film con attori girato in Polonia, Storia di un peccato (Dzieje grzechu), con Grazyna Dlugolecka, Jerzy Zelnik e Olgierd Lukaszewicz, dal romanzo omonimo (1908) di Stefan Zeromski (1864-1925). I distributori italiani, ritenendo il nuovo film eroticamente più carente del precedente (ossia La Bestia, distribuito in Italia “prima” di Storia di un peccato) vi aggiungono una sequenza spuria, realizzata da sconosciuti e ricalcata pari pari su quella famosa della masturbazione con la rosa de La Bestia. Ironia della sorte, tale sequenza appare verosimile a molti critici, tanto che persino Alberto Moravia cade nel tranello e costruisce la sua recensione per L’Espresso proprio su questa scena apocrifa!
Sempre di quel periodo sono il già ricordato La Bestia (1975), Il margine (La marge, 1976) con Sylvia Kristel e Joe Dallesandro, dal romanzo (1967) di André Pieyre de Mandiargues (1909-1991), Interno di un convento (1977), ambientato in Italia e vagamente influenzato dalle Passeggiate romane (1829) di Stendhal, e l’episodio L’armoire (L’armadio) di Collections privées (1979). L’ultimo capolavoro erotico di Boró è Tre donne immorali? (Les Héroïnes du Mal, 1979). Le protagoniste, chiamate con nomi che cominciano con “ma” come mal (male), sono: Margherita detta “La Fornarina” (Marina Pierro), modella e amante di Raffaello, viene conquistata dal banchiere Bernardo Bini, ma alla fine li avvelena entrambi e torna dal suo fidanzato Tomaso; Marceline (Gaëlle Legrand), una adolescente che amoreggia con il suo coniglio e, quando i genitori glielo fanno mangiare arrosto, si concede al garzone di macelleria Pétrus – il quale, credendo d’averla uccisa, si impicca – e una volta tornata a casa sgozza padre e madre (segmento basato sul racconto Le sang de l’agneau di André Pieyre de Mandiargues); e Marie (Pascale Christophe), che viene rapita da un gangster, ma è liberata dall’adorato dobermann César, che uccide prima il gangster e poi il marito. Un Borowczyk d’annata, tornato agli antichi splendori. Qui (www.sensesofcinema.com) si può trovare una bella recensione in inglese del film.
È pur vero che spunti interessanti si possono ancora rintracciare in Lulù (id., 1980) e in Nel profondo del delirio (Docteur Jekyll et les Femmes, 1981), personalissima rilettura del classico di Robert Louis Stevenson, ma è altresì innegabile che gli anni Ottanta segnino un lento ma inesorabile declino nella carriera di Boró. Lulù, in particolare, liberamente desunto da Lo spirito della terra (1895) e Il vaso di Pandora (1904) di Frank Wedekind, conserva ancora un qualcosa del miglior Borowczyk. È interpretato da Anne Bennent (attrice d’origine svizzera, apparsa in vari episodi de L’ispettore Derrick) che, notava giustamente Morando Morandini: «Non commette l’errore di recitare Lulù come una vamp: la sua dimensione di donna-oggetto è parallela e complementare al suo distruttivo e vendicativo potere erotico, che nasce da una complicità totale con la natura».
Si va sempre peggio con Ars Amandi - L’arte d’amare (Ars Amandi, 1983), deludente adattamento della celebre opera di Publio Ovidio Nasone, oltretutto rimaneggiato dai soliti distributori italiani, che vi inseriscono sequenze hard estrapolate da Caligola... la storia mai raccontata di Joe D’Amato alias Aristide Massaccesi. Dopo qualche anno di silenzio, Walerian Borowczyk si fa purtroppo coinvolgere nella lavorazione dell’atroce Emmanuelle 5 (id., 1987), diretto in realtà da un suo aiuto: Boró ne gira soltanto alcune sequenze, abbandonando poi le riprese a seguito di contrasti relativi alla scelta della protagonista, la modella Monique Gabrielle (sì, proprio il “giocherello Pethouse del mese” dello spassoso film demenziale Donne Amazzoni sulla Luna). L’ultima sua pellicola realizzata per il grande schermo è l’inquietante Regina della notte (Cérémonie d’amour, 1988) nuovamente da un soggetto di André Pieyre de Mandiargues (Tout disparaîtra).
Fra il 1986 e il 1990, realizza quattro episodi (Un traitement mérité, Le lotus d'or, Almanach des adresses des demoiselles de Paris, e un quarto del quale non abbiamo rintracciato il titolo), della serie televisiva francese I classici dell’erotismo (Série rose: Les chefs d’œuvre de la littérature érotique, 1986-91) derivata da classici della letteratura erotica (alcuni episodi furono trasmessi in Italia su Odeon Tv; una ventina uscirono in vhs per l’etichetta Deltavideo).
Walerian Borowczyk muore a Parigi il 3 febbraio 2006, a seguito di un attacco cardiaco, all’età di 82 anni.

Goto, l’isola dell’amore (Goto, l’île d’amour)
Regia e sceneggiatura: Walerian Borowczyk
Dialoghi: Walerian Borowczyk, con la collaborazione di Dominique Duvergé
Fotografia: Guy Durban
Musica: Georg Friedrich Haendel, Jean-François Paillard (l’inno nazionale di Goto è composto da Walerian Borowczyk)
Montaggio: Charles Bretoneiche
Make-up. Serge Groffe
Interpreti e personaggi: Pierre Brasseur (Goto III), Ligia Branice (Glossia), Jean-Pierre Andreani (Gono), Guy Saint-Jean (Grozo), Ginette Leclerc (Gonasta), René Dary (Gomor), Stève Kalfa (Gilo), Fernand Berchet (l’istitutore), Colette Régis (direttrice del bordello), Raul Darblay (vecchio generale con il cornetto acustico), Hubert Lassiat (vecchio generale con occhiali), Michel Thomas (Gras), Noël Nickel (musicista cieco), Pascale Brouillard (ragazzina con l’asino), Rudy Lenoir (il giudice), Michel Charrel (Grymp).
Produttore: Louis Duchesne
Produzione: Les Productions René Thevenet Euro-Images
Distribuzione italiana: Cinedaf (ottobre 1982)
Doppiaggio italiano: C.D.
Durata: 90 minuti
Bianco e nero
Francia, 1968-69

Racconti immorali / I racconti immorali di Borowczyk (Contes Immoraux)
Regia, sceneggiatura e scenografie: Walerian Borowczyk
Fotografia: Bernard Daillencourt, Guy Durban, Marcel Grignon, Noël Véry, Michel Zolat
Musica: Maurice Le Roux, Guillaume De Machaut, Domenico Scarlatti; e musica antica spagnola e ungherese
Montaggio: Anne-Marie Sachs
Costumi: Piet Bolscher, Alain Guillé
Interpreti e personaggi: Lise Danvers (Julie), Fabrice Luchini (André), Charlotte Alexandra (Thérèse), Paloma Picasso (Erzsébet Bàthory), Pascale Christophe (Istvan, il paggio), Florence Bellamy (Lucrezia Borgia), Jacopo Berinizi (Papa Alessandro VI Borgia), Lorenzo Berinizi (Cesare Borgia), Marie Forså (la ragazza che inserisce le perle nella sua vagina, nel segmento Erzsébet Bàthory), Nicole Karen, Kjell Gustavsson, Philippe Desboeuf, Tomas Hnevsa, Gerard Tcherka, Mathieu Rivolier, Robert Capia.
Produttore: Anatole Dauman
Produzione: Argos Film
Distribuzione italiana: Belma-Capitol (febbraio 1976)
Doppiaggio italiano: C.D.
Durata: 100 minuti
Colore
Francia, 1974

La Bestia (La Bête)
Regia, soggetto e sceneggiatura: Walerian Borowczyk
Fotografia: Bernard Daillencourt, Marcel Grignon
Scenografie: Jacques D’Ovidio
Musica: Domenico Scarlatti (clavicembalo)
Montaggio: Henri Colpi
Costumi: Piet Bolscher
Make-up: Odette Beroyer
Interpreti e personaggi: Sirpa Lane (Romilda de l’Ésperance), Lisbeth Hummel (Lucy Broadhurst), Pierre Benedetti (Mathurin de l’Ésperance), Guy Tréjan (Pierre de l’Ésperance), Marcel Dalio (Ramondello, duca di Balo), Elisabeth Kaza (Virginia Broadhurst), Roland Armontel (il curato), Pascale Rivault (Clarisse de l’Ésperance), Jean Martinelli (cardinale Joseph), Marie Testanière (Marie), Stéphane Testanière (Stéphane), Hassan Fale (Ifany), Robert Capia, Thierry Bourdon, Mathieu Rivollier, Julien Hanany, Anna Baldaccini.
Produttore: Anatole Dauman
Produzione: Argos Film
Distribuzione italiana: Indipendenti regionali (maggio 1976)
Doppiaggio italiano: S.A.S.
Durata: 94 minuti
Colore
Francia, 1975

Immagini.
1. Cover del cofanetto della Ripley’s con i tre film di Borowczyk.
2. Walerian Borowczyk (1923-2006).
3. Una sequenza di Goto, l’isola dell’amore.
4. Cover del dvd inglese de I racconti immorali.
5. Lise Danvers e Fabrice Luchini nel segmento “La marea” de I racconti immorali.
6. Florence Bellamy nel segmento “Lucrezia Borgia” de I racconti immorali.
7. Lucy (Lisbeth Hummel).
8. E finalmente... la Bella e la Bestia!



All images and text copyright © 2003-2018 [nu] Black Velvet.
[ home ] [ colophon ] [ copyright ] [ contact ]
kalamun cultura e comunicazione, siti internet Ravenna