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C’era una volta la rivoluzione sessuale
Il libro di Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-Fille, da non molto pubblicato anche in Italia, induce ad alcune considerazioni.
«L’adolescenza è una categoria recentemente creata dalle esigenze del consumo di massa».
La Jeune-Fille è certo incarnata esteticamente dalle ragazzine che camminano per strada con l’ombelico in bella mostra, come moda comanda. Gioia degli occhi: «Danno fresco alla città», per dirla con il poeta Alfonso Gatto. Sono i così detti “pensieri proibiti”, da cancellare come esigono i farisei della psiche, da imbrigliare secondo gli ordini dei gendarmi della società controllata, da vendere nelle boutique dei pragmatici mercanti dell’Impero.
Sono “pensieri” che qualcuno ha già posseduto, seviziato, ucciso... È il Potere-Mercato (e i suoi sgherri) che ha annientato i vagheggiamenti onestamente maliziosi del poeta, per farne merce. Lo stesso Potere-Mercato che punta l’indice verso tutte le “semplici fantasie” che rischiano però di far saltare i suoi programmi economici... Liberando la preda. Perché è l’elaborazione mentale che dev’essere imbrigliata, vale a dire assecondata e così incanalata... Si badi bene, non censurata come un tempo (sarebbe troppo chiedere al nemico di presentarsi come tale).
Di questa icona della Jeune-Fille, come avrebbe potuto non approfittarne il Potere-Mercato, mostro sempre attento al passaggio delle proprie prede, per brutalizzarle pesantemente? E come ogni orrendo seviziatore, maschera le proprie azioni in “forma positiva”.
«Sotto le smorfie ipnotiche della pacificazione ufficiale si combatte una guerra. Una guerra di cui non si può dire che sia di ordine puramente economico, né sociale o umanitario, talmente è totale. [...]
Alle offensive a viso aperto, l’Impero preferisce i metodi cinesi, la prevenzione cronica, la diffusione molecolare della costrizione nel quotidiano. Qui l’endosorveglianza viene adeguatamente a dare il cambio allo sbirraggio generale e l’autocontrollo individuale al controllo sociale. In fin dei conti, è proprio l’onnipresenza della nuova polizia che finisce per renderla impercettibile».
C’è bisogno di controllo “buono”: «Il contenimento di ogni devianza a opera di un esercito sempre più numeroso di psichiatri, istruttori e altri “facilitatori” benevoli, la schedatura estetico-poliziesca di ognuno in base alle sue determinazioni biologiche, la sorveglianza sempre più imperativa, più ravvicinata dei comportamenti, la proscrizione plebiscitaria della “violenza”, tutto questo rientra nel progetto antropologico, o piuttosto antropotecnico dell’Impero. Si tratta di profilare i cittadini».
«Il sorriso vetrificato della Jeune-Fille nasconde sempre una colonia penitenziaria».
E così si attua la repressione sessuale totale.
***
«Lo schifo non è tanto che la Jeune-Fille sia fondamentalmente una puttana, ma che rifiuti di riconoscersi come tale. Perché la puttana, non essendo solo quella che si compra, ma anche quella che “si vende”, è una figura massimalista dell’autonomia sul terreno della merce».
«La puttana è la santità più alta che possa concepire il mondo della merce».
Puttana del Potere-Mercato.
Come fanno notare i Tiqqun: non solo alla Jeune-Fille, ma anche alle altre figure “marginali”, deboli (che a seconda della pura convenienza mercantile sono indicate in donne, bambini, anziani, handicappati, tossicodipendenti...), il Potere-Mercato costruisce attorno una rete di “tutele”. La merce amata è protetta in una riserva dalla quale non può uscire. Deve stare lì ed essere grata, avere anche la sensazione di trovarsi in “libertà”. Come l’orso bruno nella riserva del Gran Paradiso: protetto, in “libertà”, sostentato, ecc. Ma non può uscire dal Parco l’orso bruno (come faceva un tempo... Rischiando, certo). Non può desiderare oltre. Così è la Jeune-Fille, e sono le figure che incarna: protette e coccolate perché non “desiderino altro” e, soprattutto, perché non “desiderino in alternativa” al Potere-Mercato, come avevano provato a fare le madri della attuale Jeune-Fille (nonne ormai?) tra gli anni Sessanta e i Settanta, ribellandosi al Potere-Mercato.
Quella libertà sessuale che sembrava conquistata è diventata altro, il suo perfetto contrario: «Così come l’organizzazione della miseria sociale si è resa necessaria dopo il Sessantotto per restituire alla merce il suo onore perduto, allo stesso modo la miseria sessuale è necessaria al mantenimento della tirannia della Jeune-Fille, della moneta vivente».
La rivoluzione sessuale, che abbiamo avuto l’ardire di sperare fosse risultata vincente (unica) tra le rivoluzioni del Novecento, è stata invece stroncata e langue scontando il “fine pena mai” nell’attuale “penitenziario globale”.
***
«Quante compagnie di gendarmi servono per permettere alla Jeune-Fille di sorridere infantilmente?».
Il sesso deve oggi considerarsi “libero”, per non lasciar desiderare la “libertà” del sesso e dei sentimenti, l’autoaffermazione di ciò che si vuole pensare, senza le regole (in ambito privato e personale) imposte dal Potere-Mercato.
«La presunta liberazione delle donne non è consistita nella loro emancipazione dalla sfera domestica, ma piuttosto nell’estensione di questa sfera alla società intera».
Silvio Andrei

(I testi tra virgolette sono tratti da Elementi per una teoria della Jeune-Fille, di Tiqqun, edito da Bollati Boringhieri).




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