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Ossimoro in mostra C’è, ci sembra, uno stridore di termini in una “mostra erotica”, tanto più se ha volontà di essere “trasgressiva” o “morbosa”.
Anzi, “mostra erotica” è un ossimoro.
Fatta salva una qualche accezione soggettiva della morbosità, vorremmo sottolineare come l’erotismo per essere morboso debba consumarsi in modo esclusivo, lontano da pubblicità, dalle miserie dei riflettori... Una mostra è comunque condivisione con “estranei” di quanto esposto: è quindi annientamento, nella migliore delle ipotesi incubazione, del “morbo”. Nel gruppo (nella massa) tutto perde vigore, si banalizza nella condivisione, il “male” creativo si stempera in un rito anestetizzante. Del “morbo” si rischia di perdere traccia, quando invece solo una “malattia creativa” profonda nel cerebro può salvare dalla banalità di massa (popolare e democratica), e dai suoi riti “sani”.
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Non a caso ogni regime ha sempre incitato al rito collettivo, le grandi adunate politiche, sportive, religiose, mediatiche...
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Si può dissentire, ovviamente, sul postulato... Ma prima proviamo a guardare bene le cose. Estremizziamo per essere più chiari.
Se si prende un video pornografico (così come una raccolta di foto ovviamente) per “gustarlo” in compagnia, i casi sono due generalmente...
Lo si guarda in gruppo (sia di compagni di scuola, conoscenti di condominio, colleghi dell’ufficio, ecc.) e si finirà con il riderci sopra, con l’esprimersi in battutine salaci. Il contesto non permette l’onesta fruizione delle immagini, lo sguardo morboso: quella malattia che distrugge la “sanità” di una battuta idiota. Lo stesso accade se, invece della situazione ridanciana, si instaura un clima “da studio” del fenomeno. Anche in questo caso al morbo non è permesso attecchire a causa della “scientificità” asettica, disonestamente innalzata a protezione.
La visione collettiva attenua ogni senso di colpa, inebetisce l’idea morbosa. È una fruizione rassicurante “autorizzata” dal gruppo, perché, certo, se “tanti” fanno o guardano una cosa, ovviamente non sarà “male”.
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Sempre non a caso, qualsiasi Potere caldeggia la socializzazione. Individualista è parola “negativa” pressoché ovunque.
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Ogni componente che sfugga alla massificazione può dare origine al morbo. E tramite l’eros questo è stato in passato particolarmente possibile. Forse lo è ancora...
Il fine erotico è di spronare l’immaginazione personale verso pensieri di piacevolezza sensuale e intellettuale (eccitazione, per essere sbrigativi). Cosa che quasi nessuno ammette quando è “insieme”, nella massa, se non, appunto, con toni goliardici... O con distacco “scientifico”... Ci sono certamente altre “situazioni”, ma sono simili e ci sembra ubbidiscano agli stessi criteri. Stiamo semplificando...
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Così una mostra erotica, peggio la vernice della mostra, è un togliere morbosità alle immagini esposte: ci pensano i parolai che la presentano, o gli autori che discutono di tecnica e arte, se va bene... (Menzogneri).
Pavoneggiandosi tra drink. Vanagloriosi tra snack.
E le immagini ne risentono inesorabilmente... Scadono al livello di icone mercantili, di carta da parati, di réclame da muri metropolitani.
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Insomma, da qualunque parte la si guardi (la mostra), il mostrare erotismo a “tanti” (il pubblicizzarlo) è un assassinio efferato dell’erotismo stesso, o almeno del morbo, quintessenza della materia erotica.
Perché farlo allora? Perché mostrare (alla massa)?..
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La speranza è che nella mostra ci sia quello stridore: quello che scontenta tutti. In primis gli autori esposti, che vedano massacrato il loro (smodato e sempre provinciale) esibizionismo (se c’è: non tutti gli autori sono così, ma questo non dia alibi per non sentirsi coinvolti). Poi il pubblico, che non riconosca parametri di “piacevolezza” tranquillizzante: non tanto nei soggetti esposti, ma nella mostra stessa. Quindi gli organizzatori, anche loro mossi da protagonismo e in più, spesso, da scarsa conoscenza, smaniosi di essere citati in qualche gazzetta con parole di convenienza.
E infine, ma per prima, la truppa massmediatica che, frequentemente, somma i difetti di tutti: esibizionismo, ignoranza, sciatteria...
Ma raggiungere il parossismo dello stridore è cosa ardua. Il coraggio di scontentare davvero tutti, perfettamente, è probabilmente roba da artisti maiuscoli...
Certo, una “mostra erotica” può essere anche solo documentazione, per qualcuno un “la” per andare verso altro, autonomamente e “nascostamente”. Lontano dalla mostra può cercare il morbo. Ma questo è un altro discorso, che dimostra quanto detto.
Silvio Andrei
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