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Un sito è un sito Questo è il sito Internet della rivista [nu]. Entrambi, sito e rivista, spaziano con occhi curiosi (possibilmente “strabici”) sul mondo dell’erotismo.
Con questo sito ci rivolgiamo ad appassionati, collezionisti, studiosi, artisti...
Alla ricerca di “erotismi”, attraverso forme espressive come la scultura, la pittura, la scrittura, la fotografia...
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È un sito, lo ribadiamo consci ci sia grande differenza tra questo e una rivista vera e propria (su carta per intenderci) e che in fondo sia fuorviante definire “rivista” il primo, anche se il termine è usato e, probabilmente, prenderà popolarmente piede per designare molti degli spazi che si trovano in Rete.
Del resto abbiamo anche noi, per comodità linguistica, scritto il vocabolo “magazine” nella denominazione del sito. Ma vogliamo chiarirne subito l’ambiguità. Preferiremmo non accodarci all’uso... Semmai consideriamolo nell’accezione di “magazzino”: luogo ove accumulare, depositare, custodire materiali.
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Il sito non sarà la versione on line della rivista su carta. Avrà certamente funzione di vetrina per [nu], le sue pubblicazioni e attività, ma si muoverà autonomamente e proporrà altri materiali.
Come la rivista su carta, però, vogliamo che anche questo spazio in Rete abbia caratteristiche di luogo esclusivo, dove siano rispettati gli autori e i loro lavori, senza accondiscendere alla volgare spettacolarità della quantità e senza cedere a smodati e autolesionistici esibizionismi.
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Il sito Internet sembra oggi l’estremo rifugio di chi ha urgenza di “esserci”, di apparire, e non riesce a farlo su mezzi di comunicazione più selettivi.
Non ci si rende conto che in Internet si finisce alla stregua di un “qualsiasi altro”. Perché in Rete ci va facilmente chiunque (non c’è selezione) e con qualsiasi cosa... E tutto nel calderone si appiattisce, si squalifica e perde valore, soprattutto l’immagine fotografica, più ancora quella erotica: l’esuberanza di Internet le è fatale. Le immagini agevolmente rinvenibili in Rete hanno forse la potenza della sorpresa, del primo impatto, ma finiscono subito dopo per sminuirsi. Il valore stesso dell’autore ne risente. Inesorabilmente.
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Non intendiamo seguire la norma di Internet, dove regna la più smoderata quantità. Né necessariamente il suo linguaggio, fatto in buona parte di spazzatura pubblicitaria e di euforie modaiole.
Ma non vogliamo nemmeno essere costretti a optare tra qualità e quantità. Poiché non siamo sicuri di poter definire la prima: troppe volte la storia dell’erotismo (e la Storia tout court) hanno smentito certezze granitiche.
Che stia in una certa moderazione il segreto? Almeno in ambito erotico, dove forse c’è bisogno non dell’urlo e del “più si vede meglio è”, ma di (maliziosa) esclusività, (morbosa) selezione e (attenti) pervertimenti.
Silvio Andrei
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