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In morte di Ando Gilardi
un maestro “vecchio vecchio vecchio”
di Silvio Andrei



È morto Ando Gilardi. Sia chiaro: non “se n’è andato”, non “ha lasciato un vuoto”, non “non è più tra noi”... È proprio morto. Morto come capita alle “creature” che hanno dignità: le piante, gli animali, le idee... Non i titolati, i monsignori, gli avvocati, i presidenti, non gli onorevoli, gli amministratori delegati, i graduati, i paludati, i rettori e tutto l’altro ciarpame del mondo...
È morto qualche tempo fa, si sa. Ma è meglio dirlo solo oggi in questo luogo di Internet: ci sono casi in cui è un bisogno quello di evitare l’ansia del dare la notizia “prima del prima”, con enfasi e luoghi comuni ingenerati da forzate emozioni. Nell’orgia affannosa e ridicola della Rete, quella del “in tempo reale”. Come ci fosse qualcosa di “reale” davvero nel tempo così asservito (solo l’interpretazione esiste, semmai).
***
Ho avuto con Ando uno scambio epistolare dai primi anni in cui si stampava [nu].
È andata così. Era uscito il primo numero della rivista, eravamo quindi alla metà degli anni Novanta, Ando ebbe la bontà di scriverne sulle pagine di un mensile. Potrei dire che ha “recensito” [nu], ma sappiamo tutti bene che le sue non erano banali recensioni, adulazioni ed enfasi. Era un discorrere attorno, uno sviscerare per bene il contenuto, un comprendere quanto impaginato accostandolo spesso all’imprevedibile, espandendo la lettura nell’ambito politico (in senso alto, violento, provocatorio). Lo ha fatto come sempre con colto argomentare, e la gentilezza puntuta del saggio, se così posso dire.
Si badi bene. La copia di [nu] non gli era stata spedita “con preghiera di recensione” (come prassi lecchina, che per altro mai è stata di [nu])... No, se l’era procurata lui e aveva lui deciso di trattarne, di sua sponte. Né conosceva autori o redattori o editore della rivista, e non ancora il direttore (vale a dire il sottoscritto). Per questo mi è piaciuto il suo prendere in positiva considerazione [nu]. Senza pressione e senza piaggeria. Potrei dire che mi ha entusiasmato (per quello che l’entusiasmo può esistere a una certa età). Ma in modo particolare: mi ha entusiasmato come se avessi avuto 14 anni. Perché quando avevo 14 anni si era nel mezzo degli straordinari anni Settanta, e proprio allora ho conosciuto i lavori di Ando, ho appreso il suo modo di leggere le immagini.
Proprio nel bel mezzo di quel periodo pulsante di vitale creatività che furono gli anni Settanta. Sì, quelli che nugoli di servili conformisti hanno poi bollato semplicisticamente e unicamente come “anni di piombo”, scippando la locuzione dal titolo di un film di tutt’altro spessore che il loro facilone e monocorde bollare. In quel tempo, io avevo trovato in Ando un “cattivo maestro”. Uno che sapeva sondare le cose e ne scriveva in maniera non conformista (ripeto il termine, che è intriso dell’epoca). Così come Ando ha incontrato a suo tempo (per esempio) Nietzsche, che fu anche mio qualche anno dopo... E non paia esagerato l’accostamento. I “cattivi maestri” sono da augurare a ogni adolescente. In questo, immodestamente, mi sono sempre reputato fortunato... Ma in quei tempi era cosa facile.
Dopo quel suo primo intervento intorno a [nu], Ando mi ha scritto in redazione: «È ovvio che apprezzo la sua missione che è stata per molti anni anche la mia». Ho risposto alla sua lunga lettera, ed è cominciata la detta corrispondenza.
Gli ho scritto via posta normale e abbiamo deciso di scriverci su carta, spedendo i testi in buste affrancate. Come sarebbe successo se quel ragazzino degli anni Settanta avesse avuto meno timidezza e si fosse messo in comunicazione con quel suo maestro allora. Non e-mail, ma fogli vergati. Che conservo ovviamente, con affetto, assieme alle elaborazioni fotografiche e poesie che Ando sovente allegava. E mi scriveva che non aveva mai ricevuto molte lettere, ed era questa nostra una pratica desueta dunque. Scriveva di immagini, di fotografia, politica... Come suo solito, ma non solo mi pareva, creando idee con crasi azzeccate, allegorie, sinestesie...
E parlava anche della sua morte e mi ripeteva che era «vecchio vecchio vecchio che più non si può». Anche qui si noti, non anziano ma vecchio, sempre come capita alle “creature” che hanno dignità: le querce, i cani bastardi, le scimmie di Darwin... Non un anziano buono per le squallide burocrazie delle istituzioni statali e volontarie.
E mi prendeva una sorta di malinconica e istintiva invidia nei confronti di quel “vecchio vecchio vecchio”, che proprio per essere tale, era libero di dire quello che voleva. Perché solo essendo prossimi a “sora nostra morte corporale” ci si può sentire liberi in questa dittatura fatta di criminali “perbene”, “buoni”, “responsabili”, “di eloquio rispettoso”... Dittatura figlia esemplare e prediletta delle dittature “dilettantistiche” del ventesimo secolo, delle quali si è più volte occupato Ando. Quelle con dittatori da operetta: baffoni, baffini, mascelloni & affini... Caricature. Misere caricature di fronte alle tecnocrazie finanziarie e al loro pattume sociale dedito al servaggio. Più perfette anche perché meno fotogeniche?.. Queste che si definiscono “democrazie” mistificando il significato, e che potrebbero ben chiamarsi all’occorrenza anche “valorialti”, “bernardalacalda”, “acquasanta”, “centrobenessere”, “ritta&mancaperlapace”, “perlafamiglia”, “perlamiseria!”, “governodeicasini”, “equicentro”... o financo “patriaeamore”, “moderatarivoluzione”, o “gesucristo”... Con la stessa becera disinvoltura se serve, e se i servi plaudono. E offrono mari o monti per rabbonire le masse e obnubilare le menti. Giochini di parolone.
All’inizio dei nostri scambi epistolari, mi rivolgevo ad Ando con un rispettoso “lei”, ma presto mi invitò: «Per favore dammi del tu: noi pornografi siamo più ancora che compagni, fratelli». E sia chiaro che la pornografia di cui si tratta non è quella trista pochezza propagata e propagandata dai mediatici megafoni per la repressione dei corpi e delle menti sminuite “nelle emozioni” e nell’attività sessuale “familiareconomica”. E qui dovrei attaccare un lungo discorso... Il lettore che ha seguito Ando capirà. Gli altri con il tempo forse apprenderanno, soprattutto se hanno 14 anni, pur nella sfortuna della cupa alba del ventunesimo secolo. Intanto leggano libri come Wanted e Storia della fotografia pornografica, o i più recenti Lo specchio della memoria. Fotografia spontanea dalla Shoah a YouTube e Meglio ladro che fotografo: sono imprescindibili per chi voglia sapere qualcosa di fotografia ovviamente, di mezzi di comunicazione, di politica e politicanti, di orrori e orrendi, di pornografia... di immagini e di quelle neglette sopra tutto. E poi i volumi di Phototeca, La storia infame, Index... Capolavori, non solo saggi: nella storia dell’editoria azioni “partigiane”. Ando ne parlava sovente nelle lettere, era giustamente orgoglioso di quelle sue imprese, grato alle «due ragazze meravigliose: Roberta e Patrizia» con le quali aveva dato anima al tutto.
È tempo di chiudere. Ci sarebbe altro, ma è questione di “pudore” innanzi tutto, e poi quando non si è ancora così “vecchi vecchi vecchi”, non ci si può permettere di dire impunemente.
***
Proponiamo qui di seguito una poesia di Ando Gilardi già apparsa in [nu]: una “istantanea” erotica e agrodolce dei tempi. Non commentiamo, per evitare retoriche ulteriori. L’immagine che la accompagna è quella che lo stesso Ando Gilardi ha elaborato da una foto d’epoca e stampato sul retro del foglio della poesia.
Infine chiediamo venia al lettore se sopra abbiamo usato il pronome “io”: fastidioso e ridicolo a tratti, lo sappiamo. Ce lo siamo concesso, in questa occasione molto particolare, per ragioni che il “lettore colto” (per dirla con Ando Gilardi) avrà sicuramente capito.
Silvio Andrei (11 dicembre 2012)

A proposito di Ando Gilardi si guardi il sito della Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi.
Nell’immagine in apertura: Ando Gilardi in una sua arguta elaborazione/interpretazione “darwiniana”. © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi.
Nell’immagini finale: l’elaborazione fotografica che accompagna la poesia.


Vorrei tu fossi nata...
di Ando Gilardi

Vorrei tu fossi nata in un Bordello
per essere cresciuta a modo mio
che poi è il modo che comanda Iddio
se c’È... e se non c’È è ancor più bello.

Una Puttana che ti fosse amica
guidando la tua mano ancora incerta
ti avrebbe fatta diventare esperta
nell’arte dolce di far goder la Fica.

E avevi ancor la Rosa tenerella
il pelo avevi ancora fine e fine
fiorite appena avevi le tettine...
oh dio, com’eri bella Raffaella!

E a far pompini ti avrebbero insegnato
e a dare il Culo ma solo a chi ti amava
e Fica e Culo per ore ti leccava...
ah Raffa, quanto mai t’avrei leccato!

E adesso? Non sei nata in un Bordello
non hai avuto Puttane per docente
non hai goduto niente, o quasi niente...
e guardi con invidia il Gran Fratello!



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