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La giuliva siringa
La “Storia universale del clistere” nel memorabile volume delle Edizioni del Borghese.
di Claudio Dell’Orso




Piero Lorenzoni
La giuliva siringa. Storia universale del clistere Edizioni del Borghese, Milano, 1969
***
Sul clistere s’impone il personale outing, come s’usa dire adesso. Trattasi dello strumento che ha “terrorizzato” l’infanzia dello scrivente, che nella grande cucina veneziana, rincorso intorno alla tavola dalla nonna con la peretta pronta, afflitto da pargoletta stipsi gridava: «No cli-cler. No cli-cler».
È stato l’unico arnese, lo afferma l’erotologo e sessuologo Piero Lorenzoni, autore de La giuliva siringa sottotitolo Storia universale del clistere (1969) e di altri fondamentali saggi come Erotismo e pornografia nella letteratura italiana (1976), che nel corso dei secoli ha «dominato, curato, umiliato, sottomesso, solleticato, punito» il culo. Il raffinato scrittore usava il termine “posteriore” ma noi amiamo il linguaggio più diretto. Oltre tutto, lo “strumento di Molière” così chiamato perché il commediografo nonché attore francese ne fece quasi il “protagonista” di almeno quattro sue commedie (tra cui Le malade imaginaire del 1673) da strumento per lavement medicali approvato e consigliato da medici e apotecari fin dall’antichità, diventò verso la fine del Seicento e il secolo successivo, arnese malizioso, quasi un surrogato del pene. Forse perché senz’altro meno minaccioso, in apparenza, se posizionato davanti a carnose quanto pallide chiappe offerte in tributo. Fu tuttavia celebrato da letterati, pittori, umanisti e personalità scientifiche o religiose che ne capivano l’utilità, esaltandolo da curativo status-symbol.
L’enteroclisma, penetrando scivoloso (è la sua specificità!) come ameno soggetto di burle, aneddoti scatologici, tiri mancini per sapidi racconti e maliziose cronachette divenne in seguito oggetto sessuale presente nelle alcove, almeno stando alle incisioni libertine che ne affrontarono il voyeuristico aspetto.
Sfogliando quest’opera si viene a sapere che il secolo d’oro del clistere ebbe inizio con il Re Sole o magari ancor prima con Anna d’Austria, sua augusta genitrice. Il lavaggio intestinale diventò, all’epoca, la panacea contro ingombri, dolori, febbriciattole, caldane femminili.
«Il pistone aveva funzionato perfettamente. I fianchi regali trattenevano il sapiente miscuglio destinato a combattere l’arresto della bile nello stomaco e la corruzione del sangue, composto di una doppia dose di rabarbaro, di senna levantina e di miele rosato», cita lo scrupoloso saggista relazionando l’operazione cui fu sottoposta la Regina-madre. Sollievo o guarigione ottenuti dopo aver ricevuto tali bizzarri componenti appaiono fenomeni misteriosi riguardanti esclusivamente la medicina.
L’opera di Lorenzoni è una documentata, sorprendente miniera d’informazioni sull’uso che lo strumento ha avuto, passando dalla Storia con l’esse maiuscola (ma solo per darle una certa importanza!) alla petite histoire e alla letteratura.
Addirittura William Shakespeare fa accennare sprezzantemente il personaggio di Jago nella tragedia Othello, ai chiamati clystèr pipes!
Esaltata nella letteratura Oltralpe, la siringa ha avuto ben pochi “cantori” italiani ma di vaglia, come Pietro l’Aretino. La ragione, secondo l’autore, è che la Francia si dimostrò Paese unito, “patriottico” nell’uso accentratore dello strumento capace di liberare il corpo e sollazzare lo spirito, dimostrando che il fondo schiena d’un cittadino diventava il culo della Nazione stessa. Nell’Italia divisa tra vari stati e il predominio clericale, l’uso sguaiato della satira irrideva all’umorismo raffinato della clisterofilia. E saranno i giacobini, con la Rivoluzione, eliminando aristocrazia e clero, a spazzar via la conclamata “supremazia”, forse troppo aristocratica per i popolani gusti, di tale lavaggio.
Inaspettati documenti e immagini curiose abbandonano nella ricerca storica e di costume che mai abbandona il tono ironico andante sul beffardo dell’inarrivabile Lorenzoni. Che chiude la sua fatica decretando la malinconica fine del clistere, quasi abbandonato come strumento di lavaggio, ridotto a reliquia perlomeno bizzarra in romanzetti lubrici formato pocket (ricordiamo anni fa il non disprezzabile Les clystères de Paris ammiccante nel titolo ai mystères ma con apprezzabile quanto ovvio fondoschiena femminile in copertina), oggetto di desiderio per collezionisti maniaci o complessati sessuali.
L’epigrafe sul nobile strumento appare impeccabile: «Vissuto innocente, il clistere è destinato a morire in peccato».
Affossato senza volontaria colpa da morbosa fama letteraria sul suo erotico uso ed emarginato da dubbiosa reputazione, il “nostro” clistere attende ancora il giusto quanto improbabile riscatto.
Claudio Dell’Orso (22 febbraio 2011)

Il volume La giuliva siringa. Storia universale del clistere di Piero Lorenzoni è disponibile nella “
libreria” erotica di [nu].

Sulla moda e l’uso del clistere nel XVII secolo, nel numero 15 della rivista [nu] è stato pubblicato “Quella dolce, delicata... Cura”, di Mauritius.

Immagine.
La pagina pubblicitaria apparsa sul settimanale Il Borghese per presentare il prezioso testo di Piero Lorenzoni. L’immagine è un particolare della stampa d’epoca riportata sulle sguardie del volume.



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