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Aubrey Beardsley
Un dandy di genio
di Elsa De Marchi



Aubrey Beardsley, assieme a Oscar Wilde e al suo Dorian Gray, è forse una delle incarnazioni più vivide di dandy nella seconda metà dell’Ottocento inglese: geniale, affascinante, torbido, dannato... L’altra faccia del puritanesimo vittoriano.
Il suo segno esprime un morboso e mefistofelico erotismo, a prescindere dal soggetto rappresentato. I disegni danno vita a una compiaciuta danza delle vanità, sono dissacranti, grotteschi, provocatori... Pur tesi a una raffinata ricerca estetica che darà origine all’Art Noveau, si addentrano nelle sfere psichiche e oniriche, quelle stesse che saranno territorio di studio e creazione per Sigmund Freud, Arthur Schnitzler, Frank Wedekind e molti altri pensatori e artisti a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento europeo.
Nel Pittore della vita moderna, Charles Baudelaire esalta l’ideale morale moderno incarnato nei dandy, fornendo a sua insaputa un ritratto esemplare cui Beardsley aderisce singolarmente. Scrive: «Tali uomini, che si facciano chiamare raffinati, incredibili, belli, leoni o dandy, hanno tutti un’identica origine; partecipano tutti dello stesso carattere di opposizione e rivolta; sono tutti rappresentanti di quanto c’è di meglio nell’orgoglio umano, quel bisogno troppo raro tra gli uomini d’oggi di combattere e distruggere la trivialità. Nasce da qui nei dandy quell’atteggiamento altero di casta provocante, anche nella freddezza. Il dandismo fa la sua comparsa soprattutto nelle epoche di transizione, quando la democrazia non è ancora onnipotente e l’aristocrazia è solo parzialmente vacillante e svilita. Nel disordine di queste epoche alcuni uomini declassati, disgustati, privi d’occupazione ma ricchi di forza innata, possono concepire il progetto di fondare una nuova specie di aristocrazia, tanto più difficile da infrangere in quanto fondata sulle facoltà più preziose e indistruttibili, o su doni celesti che lavoro e denaro non possono procurare. Il dandismo è l’ultimo bagliore di eroismo nelle decadenze. [...] Il dandismo è un sole al tramonto e, come l’astro che declina, è superbo, senza calore e pieno di malinconia. Ma ahimè! La marea montante della democrazia, che invade e livella tutto, annega giorno dopo giorno questi ultimi rappresentanti dell’orgoglio umano e versa flutti di oblio sulle tracce di questi mirmidoni prodigiosi. Da noi [in Francia] i dandy diventano sempre più rari, mentre tra i nostri vicini, in Inghilterra, lo stato sociale e la costituzione (quella vera, che si esprime attraverso i costumi) faranno spazio ancora a lungo agli eredi di Sheridan, Brummel e Byron, ammesso che se ne presentino di degni».
Quando Le Figaro annunciò Il pittore della vita moderna, la nuova opera dell’autore dei Fiori del Male, era il dicembre del 1863. Oscar Wilde aveva pochi anni, mentre Aubrey Beardsley non era ancora nato. Ma non c’è dubbio che gli auspici di Baudelaire circa la venuta di degni dandy nella vicina Inghilterra avrebbero trovato piena soddisfazione nelle due figure d’artista.

Opere scelte di un designer d’avanguardia
Quando nel 1979 l’editore Savelli mandò il libreria Opere scelte. 383 incisioni del più grande disegnatore Liberty, il libro rappresentava l’opera più completa dedicata all’illustratore della Salomè di Oscar Wilde. Attraverso quasi quattrocento incisioni, presenta l’attività artistica di Beardsley, un lavoro che si dipana nell’arco di pochi anni, tra il 1892 e il 1898. Una rara possibilità, allora, di conoscere la geniale portata dell’arte di Aubrey Beardsley, considerato il giovane padre della grafica moderna.
Beardsley vedeva le sue composizioni in funzione del mezzo divulgativo, la stampa. La riproduzione non era sentita come “degradazione” del disegno originale, semmai era quest’ultimo a essere considerato una fase preparatoria dell’immagine stampata.
Beardsley è il promotore dell’arte applicata in senso moderno. Scrive anche un saggio contro la pittura a olio, L’Arte del tabellone d’affissione (1894). Spiega in appendice al volume Opere scelte la curatrice Anne-Marie Boetti: «L’arte del tabellone d’affissione è arte applicata e moltiplicata. Per lui non si tratta della riappropriazione collettiva d’un modo di produrre cultura: l’impegno di Beardsley, poco filantropico, è piuttosto fatto d’egotismo e di malizia – quello che conta è la diffusione tecnica d’un messaggio visivo; l’arte applicata e moltiplicata è un mass-media, diremmo oggi. Quello che il “designer” Beardsley intende far proliferare, dal suo tavolo solitario, sono le sue creature, le sue proiezioni narcisistiche, le sue perversioni.
Chiama il lavoro “design” e i disegni “immagini”. Li immette nella nascente industria del consumismo culturale tramite libri, riviste, poster industriali, locandine di programmi teatrali, figurine di moda. Intuisce addirittura l’odierna nozione pubblicistica di “image” o identificazione di un prodotto in un segno mentale, tradotto in immagine o scritta o colore».

Profilo biografico
Nato nel 1972, già a dodici anni Aubrey Breasdley è un ragazzo emancipato che si guadagna il pane con i suoi talenti musicali e teatrali. A sedici, lavora al tavolino di un’assicurazione, di giorno, e come cronista teatrale, di notte, dopo lo spettacolo. Frequenta alcuni Preraffaelliti, come Burne-Jones, dai quali trae ispirazione. Ma Beardsley non è tanto un crociato che vuole sconfiggere il “deserto del gusto popolare” come William Morris. Beardsley non insegue il passatismo, ma abbraccia la vita moderna della metropoli.
Nel giro di poco tempo diventa uno dei maggiori illustratori di libri.
Al ritratto che fa nel 1892 all’attrice Katharina Klavsky, nella parte di Isotta nel Tristano e Isotta di Wagner, è fatto risalire l’inizio dell’Art Noveau.
Nel 1893 disegna Morte Darthur, per l’editore Dent, in esplicita concorrenza ai raffinati lavori di William Morris per la Kelmscott Press. Nell’aprile dello stesso anno esegue la copertina del primo numero della rivista The Studio, contenente un articolo a lui dedicato da J. Pennell e una collezione dei suoi disegni.
Tra il 1893 e il 1894 realizza le illustrazioni per la Salomè di Oscar Wilde, la celebre tragedia in un solo atto uscita per l’editore John Lane.
Del 1894 sono le illustrazioni per i racconti di Edgar Allan Poe, e la rivista The Yellow Book, pensata da Beardsley assieme allo scrittore Henry Harland. Beardsley era il direttore artistico e la veste grafica della rivista fu di sua totale invenzione. Ma la collaborazione del disegnatore a The Yellow Book terminò con il numero cinque, quando la caduta di Oscar Wilde (processato e incarcerato per omosessualità) finì con il coinvolgere anche lui, che aveva illustrato la Salomè e la cui fama era legata al nome dello scrittore incriminato.
Nel 1895 Beardsley scrive e illustra il romanzo erotico Story of Venus and Tannhaüser, mai terminato a causa della rottura con The Yellow Book e John Lane che la pubblicava.
Nel 1896, l’editore Smithers chiama Beardsley per collaborare alla rivista The Savoy, in concorrenza a The Yellow Book. Escono otto numeri. Nello stesso anno Beardsley illustra Lysistrata di Aristofane per un’edizione limitata e privata voluta sempre da Smithers.
Sesta Satira di Giovenale (1897) e Volpone di Ben Jonson (1898) rimangono progetti incompiuti a causa della morte di Beardsley, per tisi, a 25 anni.
Racconta sempre Anne-Marie Boetti: «Negli ultimi giorni, [Beardsley] scrive al suo editore “nell’agonia della morte” e lo scongiura su tutto quello che c’è di santo” di distruggere i disegni osceni per Lysistrata e tutti i “bad drawings”. [...] Questo bigottismo dell’ultima ora è l’altra faccia dell’unica componente oggi stucchevole della sua produzione: il cupo spiritualismo, il sacrificio che il ragazzo compiaciuto offre alle forze del Male in nome dell’eterna Bellezza baudelairiana, cercata anche nel grottesco».
Elsa De Marchi (16 novembre 2010)

Il volume Opere scelte. 383 incisioni del più grande disegnatore Liberty di Aubrey Beardsley è disponibile nella “libreria” erotica di [nu].




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