negozio / shop
paga on PayPal / pay with PayPal


recensioni / reviews
editoriali / editorials
articoli / articles
notizie brevi / flash news

autori / authors
foto originali / original pictures
illustrazioni originali / original illustrations
libreria / bookstore
attività / activities

arretrati / back issues
cerca / search


Blackvelvet editrice

Ogenki Clinic T-Shirt
Zetsuai 1989: vent’anni di “amore assoluto”
di Elsa De Marchi



Sono passati vent’anni da quando Shueisha ha pubblicato per la prima volta in Giappone uno dei titoli più rappresentativi del genere shonen ai/boys’ love: Zetsuai 1989 (Amore assoluto 1989), uscito in cinque volumi nella collana Margaret Comics, tra l’agosto del 1989 e il settembre del 1990.
Autrice del manga è Minami Ozaki, esempio imprescindibile per le disegnatrici giapponesi delle generazioni successive. Ma anche fumettista di fondamentale importanza per la diffusione degli shonen ai nel nostro Paese. Negli anni Novanta, infatti, i protagonisti di Zetsuai 1989 sono stati tra i primi a popolare l’immaginario delle appassionate italiane di “amori maschili”.
Da allora, le cose sono cambiate. Internet, innanzi tutto, ha dato la possibilità a tante ragazze di affrancarsi dalla convinzione di essere le uniche a consumare “certe” fantasie. Inoltre, gli shonen ai si sono guadagnati una propria nicchia di lettori, che ha spinto alcuni editori italiani a intraprendere anche quella “via” nel vasto parco offerto dai manga. Tra i titoli proposti non poteva mancare Zetsuai 1989, uscito nel 2002 per i tipi di Planet Manga. Purtroppo, l’edizione di qualità modesta non ha reso onore ai cinque volumetti originali. Pur considerando l’obiettiva difficoltà di intervento in un manga in cui testi, onomatopee, disegno e retini si sovrappongono di continuo, appare palese la politica tenuta dalla casa editrice italiana, finalizzata a mantenere i costi il più possibile a livelli popolari, a fronte di un trattamento sommario sia della confezione che dell’adattamento della grafica e dei testi.
Tuttavia, al di là delle pecche, questa versione ha finalmente consentito a molti una lettura del manga, rivelando una storia complessa e ben orchestrata, capace di coinvolgere il lettore con una giusta presenza di tensione erotica, dramma e inframmezzi umoristici che pure non intaccano i momenti di maggiore pathos.
In occasione del ventennale dell’uscita di Zetsuai 1989, ripercorreremo l’origine, le caratteristiche salienti del manga, e soprattutto il peculiare punto di vista erotico di Minami Ozaki, nel contesto del genere boys’ love.

In principio era Captain Tsubasa...
Il punto di partenza di Minami Ozaki per la sua storia è lo stesso di tante ragazze che, cresciute “a manga e anime”, hanno trovato una fonte inesauribile per le proprie fantasie romantiche ed erotiche nei fumetti per ragazzi (shonen manga), e nei relativi disegni animati a tema sportivo, di combattimento o fantascientifico. Tra i protagonisti, le giovani fan hanno incontrato dei “tipi” ideali e fascinosi. Si sono intrufolate in spogliatoi o aule scolastiche per “scoprire” quanto poteva celarsi dietro amicizie o rivalità maschili tanto infuocate da essere paragonabili a passioni amorose.
Da questo sono nate le parafrasi omoerotiche raccolte nelle dojinshi (fanzine), fiorite soprattutto a partire dagli anni Ottanta, tra le quali spiccano per numero, intensità espressiva e abilità grafica quelle di Minami Ozaki, considerata dalle appassionate lettrici la “regina delle dojinshi”.
La futura autrice di Zetsuai 1989 si forma, quindi, ridisegnando in modo maniacale le storie per ragazzi. In particolare, a colpire la sua immaginazione è una serie molto popolare negli anni Ottanta, ambientata nel mondo del calcio scolastico giapponese: Captain Tsubasa di Yoichi Takahashi, diffusa in Italia con il titolo di Holly e Benji due fuoriclasse.
Tra tutti i liceali protagonisti di Captain Tsubasa, a interessare Minami Ozaki sono due comprimari: l’attaccante Kojiro Hyuga (in Italia Mark Lenders), e il portiere Ken Wakashimazu (Ed Warner), della scuola Toho (da noi, Muppet).
Nel racconto originale di Yoichi Takahashi, i due abili calciatori sono uniti da un legame esclusivo. Kojiro è un ragazzo dal carattere violento e asociale e con complessi trascorsi familiari. Rimasto orfano in giovane età, si è dovuto rimboccare le maniche per prendersi cura dei fratelli più piccoli. Ken, invece, è un ex karateka che ha scelto di dedicarsi al calcio e di entrare alla Toho per stare con Kojiro, l’amico d’infanzia che stima enormemente.
Se si aggiunge che i due calciatori sono belli e cool, ce n’è abbastanza per infervorare le fantasie di una ragazza e ispirare tutta una serie di dojinshi, il cui nucleo è raccolto sotto il titolo di Dokusen yoku (“Desiderio di monopolio”, o “Desiderio di possesso”).
Nella rielaborazione di Minami Ozaki, infatti, il desiderio di Ken di stare sempre accanto all’amico d’infanzia diviene struggimento e smania di possedere sentimentalmente e fisicamente il compagno di squadra. In queste dojinshi, Ken si dichiara a Kojiro e lo viola infinite volte, nelle situazioni più diverse, riproponendo ossessivamente i turbamenti che derivano dal primo approccio sessuale e dal dover accettare, e far accettare, brame tanto intense da rasentare la “malattia”.
***
Gli sguardi infuocati e selvaggi di Kojiro che calcia il pallone, o di Ken che si lancia a pararlo... Gli abbracci appassionati e sensuali dei giovani calciatori che balzano l’uno sull’altro felici per la vittoria... Lo struggimento e il piglio drammatico che assumono nella sconfitta... L’ardore che mettono in competizioni e rivalità... Sono questi gli elementi che rendono eccitante Captain Tsubasa agli occhi di Minami Ozaki e che ritornano in modo insistente nei suoi lavori.
Una ripetizione morbosa nella quale lo stile grafico della disegnatrice si libera da quello di Captain Tsubasa, per tracciare un proprio originale percorso. Allo stesso tempo vengono costruite le fondamenta narrative ed erotiche che troveranno il giusto compimento in Zetsuai 1989 e nel suo seguito Bronze. Zetsuai since 1989.
Ma, nonostante il passaggio a una propria originale produzione fumettistica, la “regina delle dojinshi” non smetterà di creare storie parallele con i suoi primi “attori”. Kojiro e Ken continueranno ad amarsi nei suoi disegni, ora a un ritiro calcistico, ora in un’isola tropicale, ora in divisa nazista... e capiterà pure che incontrino i loro alter ego: Takuto e Koji...

Takuto e Koji
I protagonisti di Zetsuai 1989, Takuto Izumi e Koji Nanjo, sono la rielaborazione ultima rispettivamente di Kojiro e Ken.
Come Kojiro, Takuto è un calciatore di rara abilità che, a causa delle tragiche vicende familiari, preferisce giocare in sordina e mantenere l’anonimato, così da proteggere la sorella minore Serika e il fratellino Yugo. La madre, infatti, ha assassinato il padre quando Takuto era ancora bambino. Un omicidio dettato dall’amore possessivo della donna nei confronti del marito che, pur ricambiandola, le aveva anteposto la passione per il calcio, dopo avervi inizialmente rinunciato ed essere fuggito con lei contro la volontà della famiglia.
Koji eredita, invece, le caratteristiche di Ken. Come lui è un virtuoso, abile nelle arti marziali, ma con un carattere ribelle e scostante. A differenza di Ken, però, Koji non conosce l’amico sin dall’infanzia e non entra a far parte della sua squadra di calcio, anche se spesso lo assiste durante gli allenamenti. Koji è un idol (una rockstar) amato da tutte le donne del Paese. Le sue canzoni parlano di un amore irraggiungibile e perduto che non riesce a dimenticare: si tratta di Izumi, una ragazzina che aveva visto giocare a calcio ai tempi delle scuole medie, e il cui sguardo infuocato, selvaggio e pieno di rabbia aveva acceso il suo, diametralmente opposto, malinconico e distaccato, smuovendogli un senso indefinito di rivalità e passione.
L’amore di Koji per Takuto nasce dunque nell’equivoco, poiché la persona che Koji ha scambiato per una femmina è, in realtà, Takuto Izumi, che dall’assassinio del padre non si è più lasciato tagliare i capelli, per ripulsa verso qualsiasi tipo di lama (la madre lo aveva ferito all’anca sinistra durante l’assassinio del padre).
Quando Koji si avvede dell’equivoco, in lui erompono i dubbi, ma lo scoprire che la “Izumi” dei suoi sogni è un maschio non muta i suoi sentimenti. A nulla serve lanciarsi tra le braccia delle donne più belle quando l’unico che desidera possedere, anima e corpo, è Takuto...
Ma Izumi, elusivo come un animale ferito, lo respingerà fin quasi all’ultimo...

L’erotismo in Minami Ozaki: maschi o femmine?
Minami Ozaki si serve di un universo quasi completamente maschile per mettere in campo i suoi desideri e bisogni più profondi. L’utilizzo di protagonisti maschi è funzionale alla narrazione erotica tanto quanto lo è ciò che accade. Se, paradossalmente, si sostituisse uno dei due protagonisti con un soggetto femminile non si otterrebbe lo stesso tipo di tensione sensuale che pervade tutto il manga: paradossalmente, verrebbe meno il complesso gioco di identificazioni tra l’autrice (e dunque le lettrici) e i personaggi.
Con un maschio e una femmina come soggetti, Minami Ozaki non avrebbe potuto esprimersi altrettanto liberamente. Lo dimostrano le brevi storie che ha realizzato con coppie etero: non solo ripercorrono strade trite, ma mancano di quel tormento interiore che emerge nelle vicende e nei dialoghi tra Kojiro e Ken o tra Takuto e Koji. In questi racconti, la donna non è che una “bambola”, una comparsa asessuata che dà significato alla storia solo perché muore, mentre il dramma viene concentrato sul protagonista maschile, che comunque non prova un trasporto ossessivo verso l’amata, ma un sentimento più simile alla tenerezza e alla compassione.
La donna, nei racconti di Minami Ozaki, pare non poter contenere la natura duale (santa e prostituta) che invece è attribuita ai personaggi maschili. Quindi le figure femminili non possono che essere “innocenti” (e quindi asessuate), o per contro smaliziate “mangiatrici di uomini”.
Il nocciolo erotico dei fumetti di Minami Ozaki è, quindi, imprescindibile dal genere shonen ai/boys’ love. Solo in figure maschili astratte e chimeriche le è possibile incarnare il suo “ideale” estetico e morale, sommato a una narrazione passionale un po’ da feuilleton e da romanzo rosa.
***
L’ideale in questione è così complesso da rendere impossibile una codificazione precisa e totale, e comunque è subordinato alla diversa sensibilità dei lettori. Ma alcuni spunti di riflessione si possono comunque proporre...
I protagonisti di Zetsuai 1989 sono degli archetipi. Parlando in termini cari alla psicanalisi, si tratta di diverse “proiezioni dell’Io”. Pur essendo maschi, sono ciò che l’autrice sente di essere e vorrebbe essere, e allo stesso tempo rappresentano il modo in cui, chi ha inventato la storia vorrebbe amare ed essere amata. Izumi e Koji sono l’oggetto ideale del desiderio erotico di Minami Ozaki, ma paradossalmente sono anche lo specchio in cui l’autrice contempla una se stessa idealizzata in quanto “oggetto” erotico.
Idealmente liberata del proprio corpo femminile e degli orpelli sociali e culturali che contribuiscono a “inquinarlo”, a renderlo un mero strumento pornografico “subdolo” e “volgare”, Minami Ozaki può immaginare di possedere i corpi “innocenti” e “puri” di Izumi e di Koji, sinceri anche nelle situazioni più torbide. Ma che, pure, non mancano di esibire caratteristiche generalmente considerate muliebri.
Koji è cool e sensuale fintanto che interpreta la parte dell’idol, e si fa sensibile, vulnerabile ed emotivamente instabile sino all’irragionevolezza quando si tratta di Izumi. È “femminile” e “materno”, nel modo in cui si ostina a voler proteggere l’amato. È “uomo” quando prende l’iniziativa sessualmente, imponendo il proprio desiderio a Takuto, anche con la forza.
Takuto, d’altro canto, non ha passione che per il calcio; sembra del tutto estraneo agli aspetti sessuali della vita (come nota anche Koji a un certo punto del manga). È virile quasi esclusivamente sul campo da gioco, quando con infuocata determinazione calcia la palla verso la porta o dà ordini ai compagni di squadra, oppure nel suo piglio ritroso e solitario da antico guerriero samurai. Assume, invece, atteggiamenti e pose “femminili” quando gira per casa in calzoncini sgambati, o quando Koji lo stringe tra le braccia ed egli si ritrae riluttante o turbato, incerto sui sentimenti che prova.
Questa identificazione di un autore con figure del sesso opposto non deve sorprendere il lettore: molti sono gli esempi (piuttosto noti) che si possono trovare anche all’interno della cultura occidentale, dall’affermazione di Gustave Flaubert: «Madame Bovary sono io!»; agli studi condotti da alcuni storici dell’arte sulla Gioconda, ritenuta verosimilmente un autoritratto idealizzato di Leonardo Da Vinci; alle varie scrittrici ottocentesche, come George Eliot, George Sand, o le sorelle Brontë, che hanno firmato i loro romanzi con pseudonimi maschili. Senza considerare, poi, i vari studi di ordine psicoanalitico.
Il complesso gioco di scambi è basilare nella narrazione di Zetsuai 1989 e, come si diceva, è il fondamento della tensione erotica che va al di là delle scene più calde del manga. Tuttavia, in Zetsuai 1989 non si può parlare di rappresentazione erotica esplicita. Gli episodi più espressamente carnali sono raccolti, invece, al di fuori della editoria ufficiale, nelle dojinshi autoprodotte, dove Minami Ozaki si sente libera di divagare, toccando i vertici più morbosi usciti dalla sua matita.

Eros e thanatos
Tutto il lavoro di Minami Ozaki è pervaso da un senso del tragico e della morte con forti risvolti sadomasochistici, temi ricorrenti nel genere shonen ai sin dal suo apparire alla metà degli anni Settanta (Il poema del vento e degli alberi), e portati avanti da firme del calibro di Kaen, Tori Maia o Minami Megumu, e da riviste come Zettai Reido (“Schiavi di bellezza assoluta”, o “Assoluta bellezza della schiavitù”), il cui sottotitolo in inglese la dice lunga: “Slave and master for girls” (l’uso dei plurali nella lingua giapponese è spesso aleatorio).
In Zetsuai 1989 il sadomasochismo non si esprime tanto nei fatti, ma si sofferma a una questione più emotiva e di resa psicologica dei personaggi (mentre in Bronze compaiono toni più forti, sino a rilevanti forme di autolesionismo). Tutto è giocato sul filo dei ruoli: attivo e passivo, inseguitore e fuggitivo, cacciatore e preda, interpretati da Koji e Takuto. Anche qui, però, non esistono limiti precisi, e talvolta l’inversione dei ruoli dà vita a un imprevisto erotico.
L’amore non è che una sofferenza che ossessiona l’autrice e i suoi personaggi. Il bisogno di affetto e il desiderio sessuale sono un tutt’uno, secondo un modo di sentire tipico della giovinezza di cui i lavori della Ozaki sono un superbo paradigma. Al di fuori del binomio amore-sofferenza non pare esistere senso o identità, né possibilità di vita e di “futuro”. Per questo il tema della morte è così presente in questi manga. Ma si tratta di una morte percepita in modo pubescente, irreale e astratta, e spesso assimilata al concetto di “eternità”.
La sofferenza e il dolore, insomma, sono il mezzo più potente di presentare la passione: in questo consiste il nocciolo sadomasochista.
I protagonisti sono sovente rappresentati coperti di sangue e di ferite, legati, avvinti in catene o filo spinato, lacerati da croci che trafiggono loro il cuore, incoronati di spine e crocefissi come il Cristo, o torturati come i santi occidentali, secondo stilemi comuni a tutto lo shojo manga. Il sadomasochismo di Minami Ozaki si veste spesso dell’estetica cristiana, addentrandosi nei concetti di “peccato” e “peccatore”, “vittima” e “carnefice”... plasmando un articolato gioco di allegorie formali e di significato.
Takuto è sì quello vessato, poiché Koji lo bracca e arriva più volte alla violenza carnale. Ma nelle illustrazioni, Koji è rappresentato come vittima tanto quanto Izumi, e i sentimenti che lo tormentano non sono meno strazianti di quelli che impone all’amato. All’egoismo e all’autonomia di Takuto, indici di forza, si contrappone la dipendenza (e quindi fragilità) di Koji nei suoi confronti. Per la rock star non esiste identità se non nel bisogno di possedere Izumi.
In fondo, Minami Ozaki non mette in scena personaggi veramente sadici o dominatori: sadico e avverso è il destino, non le persone. Piuttosto, esiste un universo masochista e autolesionista, pervaso di quella malinconia connessa alla caducità delle cose della vita tipicamente giapponese, un mondo dove chi perseguita lo fa solo in apparenza, rivelandosi infine non meno fragile di chi è perseguitato. E chi viene sottomesso, per aver ispirato folli desideri, non è più innocente.

Concludendo...
Zetsuai 1989 è la rielaborazione, seria e inappuntabile, delle fantasie e dei dubbi di una ragazza di appena vent’anni (Minami Ozaki è nata nel 1968), che in questi racconti a fumetti riversa ciò che l’ha impressionata in un’età ancora precedente (le prime dojinshi sono di alcuni anni prima, ma le fantasie, si sa, hanno radici ben più remote). Zetsuai 1989 è la sintesi di suggestioni sprigionate da un “semplice” manga per ragazzi che apparentemente nulla possiede di erotico o di morboso, ma che è servito a una giovinetta per rielaborare concetti universali, comuni a tutte le ragazze di quell’età, come “desiderio”, “possesso”, “corpo”, “amore”, “sesso” o “violenza”... E non è da escludersi il fine catartico.
Minami Ozaki si è creata su misura un ambiente onirico, avvolgente e rassicurante, tipico dei primi vagheggiamenti amorosi, quando il sesso è ancora un pianeta sconosciuto, ma il desiderio e bisogno di amore avvolgono l’intero essere. Ha disegnato una storia intima, che è la sincera stesura di un’ossessione.
Il segno grafico, di sintesi, talvolta antigrazioso e non realistico, è apprezzabile per l’intensità che riesce a conferire ai volti dei personaggi, ai loro corpi e alle situazioni più erotiche e drammatiche, ma allo stesso tempo può creare distacco nel lettore, avvezzo alle forme più morbide e tondeggianti di altri fumetti.
Ugualmente, si può dire per gli elementi legati alla moda di fine anni Ottanta, primi Novanta, di cui il manga (e ancor più le illustrazioni), sono permeati.
Mentre è indubbia l’abilità grafica di Minami Ozaki nel comporre le tavole, con un uso sapiente dei vuoti e dei retini come elementi narrativi...
Non va nemmeno trascurato il fatto che la disegnatrice sappia raccontare una lunga storia, complessa e carica di tensione, impiegando un linguaggio anche poetico e introspettivo. Senza mai scendere nella volgarità, riesce ad accompagnare i momenti più tesi e osceni (soprattutto nelle dojinshi) con dialoghi introspettivi, altamente sensuali, in luogo di più banali battute da libello pornografico.
Elsa De Marchi (9 agosto 2009)

Immagini.
1. Copertina del primo volumetto dell’edizione italiana di Zetsuai 1989, edito da Planet Manga (Panini Comics) nel 2002. Si rifà a quella originale (in apertura di questo articolo): il personaggio raffigurato è Koji Nanjo.
2. Copertina del terzo volume di Bronze uscito in Giappone nel 1992, inedito in Italia, con una immagine poetica di Takuto Izumi (a sinistra) e Koji Nanjo.
3, 4. Scene tratte da Charisma (1993), una delle tante dojinshi realizzate da Minami Ozaki, con protagonisti Kojiro Hyuga e Ken Wakashimazu (con i capelli lunghi). Da notare la somiglianza con i personaggi di Zetsuai 1989, la levità del segno e della composizione delle tavole, oltre che l’impatto erotico che distingue tutto il lavoro di Minami Ozaki.
5. Copertina di Akuratsu, forse il più bel libro di illustrazioni di Minami Ozaki, uscito in Giappone nel 1995.
6. Foto di Minami Ozaki tratta da Akuratsu. Spesso l’autrice appare nei suoi artbook, come una vera e propria star, come conviene a una “Regina delle dojinshi”.
7, 8, 9. Altre immagini tratte da Akuratsu.
Numero 7: drammatica rappresentazione simbolica con Izumi, personaggio che nel rapporto ricopre la parte passiva, che trafigge il cuore di Koji con una croce.
Numero 8: al centro si nota un sensuale ritratto di Izumi che lecca una catena. Minami Ozaki gioca spesso con l’ambiguità dei ruoli attivo/passivo, vittima/carnefice, ripulsa/attrazione, e qui è messo in evidenza il compiacimento di Izumi verso la catena che idealmente lo unisce a Koji (o al proprio destino).
Numero 9: belle matite di personaggi femminili disegnati da Minami Ozaki. Si confronti come la sensualità dei questi personaggi appaia maggiormente stereotipata rispetto, per esempio, al ritratto di Izumi al numero 8.



All images and text copyright © 2003-2019 [nu] Black Velvet.
[ home ] [ colophon ] [ copyright ] [ contact ]
kalamun cultura e comunicazione, siti internet Ravenna