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I Signori della Notte e altre storie
di Leone Frollo



È in libreria il volume che raccoglie tutte le storie a china di Leone Frollo.
(Dalla prefazione di Leone Frollo).

Può sembrare incredibile, ma in questo volume ci sono tutte le tavole a fumetti da me disegnate a china negli ultimi trent’anni. Con paziente e meticoloso zelo, i curatori sono riusciti a riunirle in bell’ordine.
Naturalmente non viene considerata la produzione per Edifumetto: non sarebbero bastati dieci volumi.
Qui sono raccolte le storie a fumetti e anche alcune illustrazioni che l’autore (cioè io) può vedere finalmente pubblicate assieme in forma accurata. Con in più alcuni inediti disegnati solo per il mio piacere.
E sono probabilmente gli ultimi, perché non ho la minima intenzione di rimettermi a lavorare a china.

Le chine di Mona Street
Il primo episodio di Mona Street l’ho realizzato a china. Una volta terminato, però, ho ripreso l’idea di partenza: disegnare (tutto il resto) a matita, come avevo già fatto in alcune pagine di prova.
Un’altra storia di Mona Street che ho realizzato a china è I Signori della Notte. Per una ragione imprescindibile: nel racconto molte cose accadono di notte o in ambienti che devono essere un po’ misteriosi (il processo degli incappucciati). Ho fatto delle prove a matita, ma non rendevano: il nero non era completamente nero, e così...
E pensare che la storia è proprio la più lunga della serie: una quarantina di pagine. Una fatica inchiostrarle tutte! Alla fine, però, mi sono divertito: nelle ultime tavole avevo riacquistato il piacere di lavorare con pennini e pennelli.
Ma basta così. È stato l’ultimo fumetto a china.
Fra i tanti personaggi che ho disegnato, Mona Street è l’unico di cui sono autore dei testi, per questo è il mio preferito.
Al contrario delle varie vampire, maghe e diavolesse, che disegnavo con seni sempre abbondanti negli anni Settanta e Ottanta (le maggiorate allora andavano molto anche in televisione, erano i tempi di Drive in, ma gli italiani apprezzano ancora, accontentandosi magari delle protesi), Mona ha due tettine normalissime, un viso innocente, veste sempre alla moda (degli anni Venti) ma mai in maniera provocante.
Credo che la novità portata da Mona Street, rispetto alle altre eroine quasi sempre succubi dell’uomo, stia nella sua personalità: è una falsa ingenua che si prende gioco di tutti, diventando a volte una vera vendicatrice (carognetta) del suo sesso. Per questo mi dicono che le storie potrebbero essere scritte da una femminista.

Le pagine di Diva
Nel periodo in cui realizzavo le tavole a sola matita per Mona Street, l’editore Glittering mi propose di disegnare alcune storie brevi, anzi brevissime (tre o quattro pagine), per la rivista monografica Diva.
Tanto per non perdere la mano col disegno a china, accettai volentieri.
E ora direi che sono tra le cose che mi sono riuscite meglio.
La Glittering mi dava solo qualche indicazione e avevo la massima libertà di esecuzione. Il genere cambiava a ogni uscita di Diva: dallo storico all’horror, dal fetish allo spanking. Io cercavo ogni volta di cambiare un po’ il tipo di disegno, cosa che mi divertiva molto.
Ho tenuto un tratto leggero in Per chi suona la carampana, storia allegra e solare su sceneggiatura di Claudio Dell’Orso (che firmava con lo pseudonimo Ivanovich Koba); mentre per Lulu, ispirata al cinema (e alla figura di Louise Brooks), ho cercato di rendere il bianco e nero dei film dell’epoca.
Alcune storie sono senza balloon o didascalie, come quella sul tragico amore lesbico, e mi sembrano le più interessanti perché a raccontare è il solo disegno.
Sono contento di vedere questi fumetti raccolti tutti assieme.

Peggy
«Mi piacerebbe il disegno di una donna, sui trenta-trentacinque anni... un tipo severo... magari con gli occhiali, però bella!..».
La voleva così un mio (giovane) amico a cui avevo promesso di fare un disegnino.
Quando glielo consegnai mi disse che era proprio come la desiderava. Però...
«Però, non puoi farle un’espressione un po’ da porca?», mi chiese.
Cambiai solo pochi segni: il viso venne proprio come lo voleva lui (ma piaceva anche a me). Così è nata Peggy (vita brevissima, perché ho disegnato solo queste due piccole storie), e si nota subito che è l’insieme di tutte le figure femminili che compongono l’immaginario erotico di un adolescente: la maestra, la dottoressa, la madre dell’amico. Ma con un po’ di libidine in più.
Per completare il personaggio, ho aggiunto qualche indumento fetish e l’ho resa (ragionevolmente) sadica.
Per non far identificare qualche lettore nella controparte masochista, ho immaginato dei partner esageratamente ridicoli. Non mi sono mai piaciuti i disegni maso di quei maschi che si fanno maltrattare e sculacciare nei fumetti del famoso disegnatore americano Eric Stanton. Sono troppo realistici e quindi un po’ morbosi.
Per finire, i due raccontini di Peggy mi piacciono perché non hanno niente in comune con le storie di Mona Street, né il carattere del personaggio, né l’aspetto fisico sessualmente aggressivo (forse qualcosa di simile si può trovare nel mio lavoro Casino).
Mi sarebbe dispiaciuto ripetermi.

Le illustrazioni sciolte
La possibilità di usare il pennino variando un po’ lo stile, mi ha sempre appassionato e spinto a provare risultati diversi.
Per esempio il disegno a pagina 15 è realizzato in maniera classica, quasi “alla Dana Gibson” (il celebre disegnatore americano attivo tra Ottocento e Novecento), mentre quello a pagina 8 è ottenuto con poche essenziali linee, ma per me è altrettanto importante.
Immaginate tra i due esempi quante possibilità di variazioni ci possono essere.

Immagini.
Alcune pagine dai vari racconti del volume I Signori della Notte e altre storie.



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