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Quei tascabili erotici
Leone Frollo: un maestro del fumetto tra fiabe e case chiuse.
di Silvio Andrei



Era il mese di marzo del 1985, quando usciva nelle edicole il primo numero di Casino, ennesimo titolo per i tipi di Edifumetto, la celebre casa editrice caratterizzata dal marchio dello squalo. Fondata da Renzo Barbieri, già da una ventina d’anni Edifumetto segnava il costume erotico della Penisola con una quantità di serie di varia qualità (generalmente non certo elevata), pubblicazioni tristemente “per camionisti”, o “da caserma”, come si diceva allora. Nondimeno, in quei volumetti di formato tascabile, invariabilmente di 13 per 18 centimetri, crescevano autori di indubbio valore. Non molti, intendiamoci, la gran parte erano mestieranti o, se valenti professionisti, disegnavano con la mano sinistra quei fumetti “bassi”, riservando la destra a quando si impegnavano in lavori di qualità, per più “nobili” pubblicazioni destinate magari ai bambini o ai ragazzi dell’epoca.
Tascabili erotici con fumetti dal tratto veloce e sovente approssimativo, ma dalle copertine splendide ed eroticamente avvincenti, dovute anche queste ad anonimi di fama in altri ambiti: Carlo Jacono, Oliviero Berni, Fernando Carcupino, Alessandro Biffignandi (le copertine di Casino sono sue), Karel Thole, Roberto Molino... Giusto per citare a memoria e disordinatamente.
Tra i pochi che hanno dato un segno pregevole alle serie che realizzavano c’era Leone Frollo. Maestro ora indiscusso dell’eros, allora misconosciuto in quella produzione editoriale oscura e anonima per natura. Nessuno dei fumetti era firmato (non nelle prime edizioni), né gli autori bramavano apparire. Da una parte per i temi “proibiti” che trattavano (comunque all’acqua di rose rispetto a quanto si può vedere oggi in Internet, cliccando opportunamente o anche inavvertitamente), dall’altra perché la Legge si dava gran lustro con sequestri e denunce per una qualche “indecente” esposizione grafica: il “comune senso del pudore” era un giudice severo, presuntuoso e sempre in agguato.
Lì, in quelle pagine invariabilmente ingabbiate in due vignette (con qualche eccezione) si esprimeva il “Maestro di Rialto”, com’è detto Frollo accostandolo all’altro grande veneziano del fumetto, quel Hugo Pratt conosciuto come “Maestro di Malamocco”. [...]
Lì, nel 1971, Leone Frollo iniziava a disegnare Lucifera, seguita dalla celeberrima Biancaneve, quindi da Naga e Yra. E siamo così agli inizi degli anni Ottanta.
Infine, ecco Casino, l’ultima serie del “Maestro di Rialto” per i tascabili erotici, la più matura graficamente, certamente la più in sintonia con il mondo fantastico del nostro autore: quell’atmosfera tra liberty e déco già sondata in Naga. [...]
***
Di Casino sono uscite due serie tra il 1985 e il 1988. La prima composta di ventisette numeri, la seconda di soli sei. Ma quelli che presentiamo in questa edizione sono i venti titoli disegnati con mano felice da Leone Frollo.
Ispirata con una certa fedeltà storica alle case di tolleranza parigine di fine Ottocento, la Maison Blanche è gestita da una prosperosa maîtresse, Madame Con (già il nome la dice lunga). Ed è appunto dalla tenutaria che sono narrate le storie: con tono venato di malinconia, con punte di ironia e disincanto.
Nella rinomata casa di tolleranza arrivano i più vari personaggi dai gusti fantasiosamente perversi, quindi sinceri. In opposizione precisa alla società esterna che nell’ipocrisia e nell’estro affaristico si sta schiantando contro la Grande Guerra. Aleggia su tutto un tono di nostalgica rimembranza, una visione letteraria che indica nel bordello l’oasi di piacere in un mondo che funziona, quello sì, esattamente come un postribolo, dove “brava gente” si vende per ignobili “alti scopi”, dove regna l’ipocrisia e il malaffare. A differenza dei cristallini rapporti e delle schiette relazioni che si succedono tra le protettive pareti della Maison Blanche (viene facilmente da chiosare). [...]
Il tratto morbido ed elegante di Frollo ben si sposa con l’aura fin de siècle, con le peccaminose intimità delle camere, con trine e merletti. L’uso dei bianchi e dei neri corposi, arricchisce quelle atmosfere abitate da austeri avventori in cilindro e da burrose signorine dalla biancheria in sfoggio. L’autore si trova a proprio totale agio nelle camere damascate dove si spande profumo di cipria, tra bidet e rotondità in esposizione... Il suo ambiente artisticamente più gradito, come avrà modo di dimostrare negli anni seguenti in un gran numero di splendide illustrazioni ad acquerello, a china, o tracciate con matite colorate. E che esprimerà in massima misura in Mona Street, la cui protagonista eponima si può scoprire già a praticare nella prestigiosa casa di Madame Con (a detta dello stesso autore e, certamente, il lettore avveduto se ne renderà conto). E se non è proprio lei, deve essere una fanciulla dalla somiglianza imbarazzante (anacronismi a parte, ché nei fumetti spesso non contano).
Casino propone anche “superbe fantasie” (e insistiamo con aggettivazioni positive) che proprio in quella fine Ottocento avevano una loro catalogazione “scientifica”, in tomi come Psychopathia Sexualis dello psichiatra tedesco Richard von Krafft-Ebing (1840-1902), tra i primi a trattare le patologie sessuali. Pubblicato per la prima volta nel 1886, lo studio di Krafft-Ebing esponeva una vasta scelta di parafilie, con accento particolare sull’omosessualità maschile, allora considerata alla stregua di un crimine, spaziando tra feticismi vari, coprofilia, voyeurismo, travestitismo, satiriasi, flagellazione... Krafft-Ebing sviscerò le fantasie più perverse, coniando anche termini destinati a grande futura auge come “sadismo” e “masochismo”.
Testo fondamentale dunque, dal quale prende a piene mani lo sceneggiatore di Casino (non a caso un volumetto della serie si intitola proprio Psicopatie sessuali), che tra quelle preferenze erotiche sviluppa le avventure: torride depravazioni e levità nel narrarle, grevità stemperate da Leone Frollo che caratterizza con ironia, con segno grottesco a volte, le più imbarazzanti situazioni proposte.
Casino va letto anche così, probabilmente, con lo stesso spirito di Krafft-Ebing per il quale la sessualità è fonte delle più alte virtù e al contempo dei vizi più stravaganti, e gli affari di Eros possono dar linfa all’estro artistico anche in un fumetto: "Che cosa sarebbero le belle arti senza un fondamento sessuale!".

Silvio Andrei (dalla prefazione a Casino volume 1)

Immagine: copertine della prima edizione di Casino (1985), illustrate da Alessandro Biffignandi.



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