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La Blue Girl
I rodovetri erotici di La Blue Girl esposti a Cartoomics
di Elsa De Marchi



Cartoomics, la fiera del fumetto che si terrà a Milano dal 23 al 25 marzo 2007, propone la mostra Giappone vietato dove saranno esposti i rodovetri originali di La Blue Girl, la celebre serie di disegni animati tratti dal manga di Toshio Maeda.
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Nella seconda metà degli anni Ottanta, sui giornali italiani, comparvero articoli che denunciavano la produzione, in Giappone, di disegni animati a luci rosse, delle “Candy Candy pornografiche”. In realtà, i giapponesi non avevano fatto altro che ripetere quanto già accaduto in Occidente agli inizi del 1900, quando, con la nascita del cinematografo e la realizzazione dei primi disegni animati, si cominciò a produrre soggetti erotici per questi nuovi mezzi di grande presa popolare. Niente di nuovo, quindi, se non il fatto che questa volta i “cartoni” erotici venivano prodotti dal Sol Levante, già “colpevole” di aver invaso l’Occidente con i suoi robot.
Ai giapponesi, non va quindi il “merito” (se così si può dire) di aver inventato nulla, quanto, piuttosto, quello di aver prodotto disegni animati erotici in grande quantità, sollecitati in questo dalla nascita, nel 1983, del circuito dell’home video.
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Yamato Video pubblica in Italia questi OAV (Original Anime Video, come sono noti questi prodotti per l’home video) in una apposita collana, la Doki Doki Collection, dove il titolo onomatopeico altro non è che il suono (in giapponese) che produce il cuore quanto batte forte per l’emozione o l’eccitazione.
I disegni animati erotici conoscono una quantità di tematiche e fantasie, dove le eroine, nude o quasi per la maggior parte del tempo, si trovano ad affrontare situazioni erotiche che vanno dalle pratiche più “normali e quotidiane”, alle più stravaganti e fantastiche, condite sempre e comunque di abbondanti liquidi orgasmici e lamenti.
Tra le tipologie spiccano le studentesse con indosso l’uniforme scolastica giapponese “alla marinaretta”. Mentre i soggetti più stravaganti, almeno secondo un certo gusto Occidentale, vogliono la presenza di mostri dotati di tentacoli falliformi, che inevitabilmente finiscono con il tormentare le “ingenue” e “riluttanti” liceali.
Un esempio di tutto questo è la serie La Blue Girl, realizzata su soggetto di Toshio Maeda (già autore di altri lavori dai toni cupi e splatter, come Exedes e Urotsukidoji) con la regia firmata Kan Fukumoto e il character design di Lin Shin. I disegni animati di La Blue Girl sono usciti in Giappone nel 1993 e hanno visto la pubblicazione in Italia nel 1995, nella collana di Yamato Video.
La storia coinvolge alcuni clan ninja in lotta fra loro. La protagonista è Miko Mido, una giovane ninja che si sta allenando per diventare il futuro capo del clan Miroku, che da secoli difende gli uomini da orribili demoni avidi di lussuria: gli Shikima. Le antiche lotte tra ninja sembrano interminabili e Miko, figlia essa stessa di una donna e di un demone, è continuamente nelle mire di forze assetate di potere e di sesso.
La mostra, presentata da Yamato Video in collaborazione con la rivista di erotismo [nu], raccoglie una serie di rodovetri e fondali (di difficile reperibilità), utilizzati nella realizzazione della serie di OAV.

Cos’è un rodovetro
Si chiamano rodovetri, cel (o cell), in Giapponese seru, sono i supporti trasparenti sui quali vengono disegnati i personaggi o le parti “che devono muoversi” di un disegno animato.
Il termine italiano “rodovetro” nasce dalla fusione di due parole: “Rodoid”, il nome dell’industria italiana produttrice dei fogli di celluloide del tutto simili a quelli inventati negli Stati Uniti, e “vetro”, termine che indica la trasparenza, caratteristica fondamentale del prodotto. I primi rodovetri erano, per altro, eseguiti su vetro, pesante e fragile, volentieri messo da parte a favore dei fogli in materiale sintetico. Altri nomi coi quali possono essere indicati i rodovetri sono: “trasparente”, “acetato”, “rodoid”.
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Seguendo le indicazioni fornite dalla sceneggiatura disegnata (lo storyboard), gli animatori realizzano a matita, su fogli di carta, ogni sequenza del personaggio o dell’oggetto da “far muovere”. A ogni secondo di movimento corrispondono normalmente 24 fotogrammi, quindi 24 disegni, che vengono fotografati con la macchina da presa, uno ad uno, con la tecnica detta a “passo-uno”. Una volta proiettati, questi disegni, in successione veloce daranno il senso del movimento.
Il disegno definitivo a matita viene quindi riportato, con ripasso a china o tramite copiatura con stampa Xerox, sui fogli di celluloide.
Sul disegno a matita vengono, inoltre, annotate le indicazioni per i coloristi e tracciate con pastelli colorati le campiture nelle quali andrà steso il colore acrilico. I rodovetri sono quindi colorati sulla base di queste indicazioni: il colore è steso sul lato posteriore dei fogli trasparenti in modo che i tratti neri dei contorni non risultino coperti.
A parte vengono dipinti gli sfondi, sui quali sono sovrapposti i rodovetri con le varie fasi di un movimento, anche scomposto in più livelli di cell. Per esempio, dovendo animare un personaggio che parla, su di un trasparente raffigurante un volto senza bocca, vengono sovrapposti in successione i cell con i movimenti della bocca. Ogni disegno viene ripreso, sempre a “passo-uno”, e la successiva proiezione dà l’illusione del movimento.
Un film di animazione richiede un notevole dispendio di forze e disegni. Affinché l’occhio dello spettatore percepisca uno scorrimento fluido della scena, devono essere proiettati ventiquattro fotogrammi al secondo, ma questo è possibile solo per le produzioni di alta qualità e con budget notevoli. Spesso, grazie all’espediente di riprendere per due volte consecutive la stessa immagine, i disegni necessari si riducono a dodici e, nelle produzioni seriali di bassa qualità tecnica, possono ridursi anche a cinque o sei per secondo (e quindi i rodovetri devono essere fotografati più di due volte di seguito).
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Oggi, tuttavia, anche il rodovetro è, in generale, una tecnica superata, grazie all’applicazione sempre più consistente del computer nella realizzazione dei disegni animati. A seconda del caso, i fondali e i rodovetri possono essere disegnati e colorati in digitale, pur mantenendo l’aspetto finale dei disegni animati tradizionali. Questo fa sì che i cell, un tempo prodotti in gran quantità, assumano ora un valore particolare. Si tratta di “disegni originali” (sebbene non possano essere ritenuti “disegni d’autore” come una tavola a fumetti o un’illustrazione), hanno un loro valore e sono collezionati ed esposti alle stregua di stampe o foto d’epoca.
Elsa De Marchi (22 marzo 2007)

Copyright ©1993 Toshio Maeda / Daiei Co. Ltd. Per l’edizione italiana, ©1995 Yamato srl.

I rodovetri di La Blue Girl sono proposti ai collezionisti nella libreria di [nu] alla sezione “Rodovetri”.

Informazioni su Cartoomics: www.museodelfumetto.it
Informazioni su Yamato Video: www.yamatovideo.com



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