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Porci con le ali
Un diario sessuo-politico di trent’anni fa
di Silvio Andrei



Luglio 1976. Trent’anni fa l’editore Savelli mandava il libreria un piccolo libro, specchio di una generazione e destinato a diventare presto un caso letterario. Era Porci con le ali, dal quale l’anno successivo sarebbe stato tratto anche l’omonimo film.
Libro e pellicola criticati dagli stessi ragazzi dell’epoca, che in quella storia si vedevano ritratti a tinte imperfette, ma che a 30 anni di distanza si dimostra un “tenero” affresco di come eravamo. Verso il quale, oltre l’umana nostalgia (di chi c’era), si può senz’altro provare tenerezza verso un sogno massacrato barbaramente da quanti preposti al così detto ordine (e questo dipende da “dove” si era).
Autori e protagonisti di questo “diario sessuo-politico di due adolescenti”, come recitava il sottotitolo, erano Rocco e Antonia (pseudonimi sotto i quali si sono ben presto rivelati Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera) che raccontavano le loro esperienze in forma diaristica. Rocco e Antonia erano due studenti del liceo Mamiani di Roma che incarnavano quello che si voleva fosse il prototipo dello studente della metà degli anni Settanta.
Attorno a Porci con le ali c’è stato tutto un discorrere sulla stampa, con accuse al libro e al film di pornografia, e la replica degli autori che, con ingenuità e alla ricerca di inutili alibi, definivano erotismo quanto raccontato. Erotismo o pornografia? Le solite logore argomentazioni che infiammano gazzettieri di poche idee anche oggi, ovviamente.
E, all’interno del Movimento, a far discutere era il fatto che i protagonisti fossero di famiglia borghese (pur progressista e antifascista) e allo stesso tempo extraparlamentari. Allora c’era piuttosto il mito del proletario “puro”, e in questo si volevano identificare i gruppi dell’estrema sinistra.
Il film, pur riscuotendo un certo successo, è stato penalizzato dal clima di quei mesi di veloci mutamenti. Praticamente l’operazione cinematografica ha finito per accentuare i difetti del libro, primo di tutti il senso di “costruito” e non di “documento” (quale invece voleva essere) che è risultato acuito dal maggiore schematismo della pellicola rispetto al testo scritto. Inoltre, il libro è uscito nel 1976 e il film doveva andare sul grande schermo nella prima metà dell’anno successivo, nel particolare clima della primavera Settantasette: l’occupazione delle facoltà e delle scuole superiori, i cortei (con l’uccisione di uno studente a Bologna), il fermento creativo attorno a una infinità di gruppi e radio “libere” come si usava chiamarle allora per distinguere... Ma la pellicola è stata bloccata e ha subito alcune denunce e successive assoluzioni, fino al sequestro del 2 settembre per “il contenuto manifestamente osceno”. Solo un mese dopo, il tribunale di Venezia ha assolto definitivamente il film, ma era già ottobre e, se da una parte tutto questo carosello di sequestri ha giovato come pubblicità, dall’altra il Settantasette e gli studenti di Porci con le ali, in quell’autunno erano praticamente allo sbaraglio. Il Movimento stava concludendo la sua stagione, per cui quello che poteva essere un affresco sociale anche accettato e condiviso dagli stessi ragazzi ritratti (pur idealizzati), si è trasformato in una nuova occasione di contestazione. E questo nonostante il regista fosse un simbolo dell’allora estrema sinistra, quel Paolo Pietrangeli cantautore dell’inno della contestazione Contessa e in anni più recenti regista del Maurizio Costanzo Show (così va il mondo, spesso).
***
Il punto più dibattuto era la sessualità raccontata in quelle pagine e in quella pellicola. Negli anni Settanta affrontare la vita e il sesso sfoggiando disinibizione e disinvoltura era una sorta di “obbligo ideologico” e i discorsi di sesso e amore erano appesantiti da arzigogoli sociologici, psicologici, filosofici... Sembrava allora che non si potesse parlare di sesso senza porsi mille domande a cominciare da quella fondamentale: se il fare l’amore fosse o meno “rivoluzionario”. E ancora, se lo si potesse fare con chi non era ideologicamente dalla tua parte. E poi infiniti interrogativi sulle varianti alla sessualità canonica.
In Porci con le ali c’è sesso, politica, vita di coppia e di gruppo. Tutto però risulta molto “letterario”, schematico nella definizione dei caratteri secondo un’oleografia tipica dell’epoca: Rocco e Antonia si incontrano alla manifestazione sotto le bandiere rosse, ed è tra collettivi, assemblee, riunioni e slogan che fanno l’amore, si confidano paure e dubbi. Vivono la loro vita di coppia ciascuno con un amico a cui confidarsi: lei con una “compagna proletaria”, Lisa, lui con un “intellettuale snocciola teorie”, Marcello.
***
All’uscita del libro, dicevamo, ci fu tutto un intrecciarsi di pareri che cercavano di definirne l’“autenticità”. Ci si chiedeva quanto fosse rispondente alla realtà degli studenti di quegli anni Settanta, di quanto quel linguaggio appartenesse davvero ai ragazzi. Se modi e gerghi, anche i più banali, non fossero piuttosto abilmente innalzati a valore letterario da due intellettuali che si ruffianavano gli studenti. Se il film fosse uno spettacolo di facile consumo con l’occhio più rivolto al botteghino che non all’impegno sociale tanto sbandierato.
Ma anche se nessuno (o pochi) di noi fossero stati realmente come Rocco e Antonia, questi avevano comunque i nostri miti e le nostre abitudini, come noi si chiudevano a qualsiasi dialogo con chi era adulto, rifiutavano l’autorità, pensavano al cambiamento sociale... E in questa “lotta” si inquadravano i nostri desideri sessuali: amore libero, parole libere, fumatine come chiave (alibi) per sentirsi disinibiti, voglia di scandalizzare. Tutto per superare i così detti “schemi borghesi”.
Allora pronunciare la parola “figa” costituiva una sorta di impresa, e il libro ha quel famoso incipit: «Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzarella. Figa di puttanella». Era indubbiamente molto. Più che un nostro ritratto, Porci con le ali era il ritratto di certi nostri miti. In questo senso il rileggerlo è facilmente un’operazione nostalgica, così come il riguardare il film trent’anni dopo, perché la nostalgia non segue i percorsi dei discorsi logici, ma si aggrappa anche a piccolissimi particolari, magari invisibili a un primo sguardo d’insieme e può non essere condivisibile a una analisi razionale.
In quelle pagine c’era probabilmente la nostra “vera fantasia”.
Inoltre in Porci con le ali non si avverte alcun allarme per come le cose si stavano mettendo all’interno e attorno al Movimento, tutto è idealizzato appunto. E allora come non riconoscerci in una storia senza i drammatici angoli bui del tempo? In Porci con le ali non si sente il peso della politica del Potere, che finisce per fornire solo uno sfondo sul quale si muoveva l’iniziazione sentimentale e sessuale della nostra generazione, quel tentativo di liberarci prendendo in considerazione tutto: masturbazione, rapporti etero, omosessualità... Definendo tutto normale ci distinguevamo dai “borghesi repressi” che si scandalizzavano e progettavano censure di ogni genere.
***
Da lì, da quei miti, si può forse tracciare un’altra strada per leggere una parte (solo una minuscola parte, sia chiaro) della generazione degli “adulti” di oggi.
Certo, qualcuno di quella generazione è in fuga da tutto. Ma eravamo troppo al centro di tutto per non sentire il peso delle nostre idee. Ecco allora che, una volta battuti, meglio non esserci per nulla, meglio fuggire. Essere non tanto contro, ma fuori da tutti i poteri. Definirci come il contrario di tutto, non come atteggiamento attivo ma come passiva consapevolezza. La generazione tra i quaranta e cinquanta è fatta oggi anche di questo “non volere più esserci”, di un volere stare “fuori dai giochi”, perché a giocare ci sono solo abili bari e la loro lugubre figliolanza.
Sarebbe forse interessante qualcosa che all’epoca avremmo considerato borghese e che oggi probabilmente risulterebbe patetico: uno di quei ritrovi tra compagni di classe dopo tanti anni. Ma risulterebbe anche tragico incontro perché dovremmo contarci: qualcuno fatalmente mancherà. Perché la realtà non ha avuto alcuna pietà per i battuti di quella generazione, per i “porci con le ali” al di fuori della descrizione letteraria: e ci sono state anche siringhe, e ci sono state anche celle, e ci sono state anche uscite dal mondo, e ci sono state anche banche...
Silvio Andrei (23 luglio 2006)

Immagini.
1. Una prima edizione di Porci con le ali con la bella copertina disegnata da Pablo Echaurren.
2. Un servizio di Tv sorrisi e canzoni (12 giugno 1977) dedicato al film Porci con le ali. Il titolo chiarifica il punto di vista.
3, 4, 5, 6. Alcune scene dal film.



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