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Hedy Lamarr
L’Estasi, la spilla e lei
di Claudio Dell’Orso



Pare che uno dei suoi cinque mariti miliardari (in totale si sposò sei volte) cercasse, pagandole a peso d’oro, copie del suo film più discusso per distruggerle. Non se ne seppero mai i motivi. Ma più che di gelosia si trattava, forse, di morbosità repressa perché la pellicola aveva avuto il merito – o l’impudenza, dipende dai punti di vista – di rivelare, per la prima volta sullo schermo, un tabù allora considerato più disdicevole che immorale: il desiderio sessuale femminile.
A diciassette anni, Hedy interpretò la sposa dell’anziano Emil, un nevrotico impotente che non riuscendo consumare, la rimanda dalla mamma. Per consolarsi, la ragazza cammina nel bosco andando dietro a uno stallone, si bagna tutta nuda nel laghetto accarezzata dalle onde, corre a nascondersi tra gli alberi quando s’accorge che Adam, giovane ingegnere di bell’aspetto, la spia. In questa sequenza d’attesa amorosa stava la trasgressione di Extase, Simphonie der Liebe diretto dal regista cecoslovacco Gustav Machaty nel 1933.
Il film ebbe vita difficile perché ritenuto offensivo del senso del pudore anche per certe scene simboleggianti l’atto sessuale, finendo per essere distribuito con due diversi finali. In uno, diventata l’amante di Adam, in preda al rimorso per il suicidio del marito, Hedy rompe la relazione decidendo di espiare la colpa. Nella versione originale, dopo la tragedia l’ingegnere torna al cantiere di costruzione, la coppia si riforma facendo trionfare l’amore, la volontà di costruire assieme il futuro.
Sui titoli di testa, l’attrice si faceva chiamare Hedy Kiesler. Il suo nome completo era Hedwig Eva Maria Kiesler, certo il luogo di nascita Vienna, nebuloso l’anno: tra il 1913 e il 1915. Figlia di un direttore di banca, dopo l’abbandono degli studi di belle arti si era dedicata al cinema. In Germania, nel 1930, girò il primo di tre film prima di incontrare il celebre regista Max Reinhart sotto la cui direzione recitò in un paio di commedie al Deutsches Theater di Berlino.
***
Ma fu Estasi a darle scandalosa fama. I suoi occhi verdi e la chioma scura nel volto dalla bellezza classica, la perfezione del corpo flessuoso, i seni candidi dalla larga areola attorno i capezzoli, i fianchi sontuosi, le sue movenze tentatrici incuriosirono persino Mussolini. Presentato alla Mostra di Venezia del 1934 con la celebre sequenza integrale (che Hedy, quando si trovarono in un bosco fuori Praga, girò “ricattata” dal regista: «Se non fai questa scena, il film sarà rovinato e ci rifaremo delle perdite su di te!»), ne originò il mito creando scalpore e innescando la condanna morale della Chiesa.
Il Duce si fece proiettare la pellicola in visione privata rimanendo, sussurrarono i bene informati, “estasiato” anche se un poco deluso per le adolescenziali tette della interprete.
Proprio il seno poco abbondante fu il cruccio segreto dell’attrice anche quando, divorziata dal primo marito – un armatore da lei, ebrea, accusato di collaborare coi nazisti – e andata a vivere a Londra decise d’imbarcarsi per gli Stati Uniti cercando una nuova carriera.
Sulla stessa nave viaggiava Louis B. Mayer, il patron della Metro Goldwin Mayer che, senza chiedere la misura di reggipetto, le fece subito un contratto per sette anni, scegliendole il nome d’arte Lamarr. Un omaggio al sex-symbol del muto, quella Barbara La Marr definita “troppo bella per rimanere sola in una grande città”, stroncata a ventotto anni da un mix di alcool, cure dimagranti, tubercolosi.
Affascinante statuina senz’anima a Hollywood lavorò, interpretando con discreto successo personaggi di donne inevitabilmente sentimentali, accanto ai grandi divi dell’epoca: Charles Boyer, Robert Taylor, Clark Gable, Spencer Tracy, Walter Pidgeon.
Doveva avere qualche santo protettore nella Mecca del Cinema se i produttori la volevano nei ruoli che andarono poi a Ingrid Bergman in Casablanca di Michael Curtiz e Angoscia di George Cukor. La “glamourosa” attrice, cosciente dei propri limiti, rifiutò saggiamente le offerte. Non disse no, invece, a Sansone e Dalila sontuoso kolossal diretto dallo specialista Cecil B. De Mille, interprete il palestrato Victor Mature. E il fatto di avere a fianco il divo dai possenti muscoli indusse il comico Groucho Marx a rifiutarsi d’andare alla prima motivando che lui «Non sarebbe mai andato a vedere un film in cui il petto del protagonista risultava più grande di quello della protagonista».
Forse per questo, quando incontrò il bizzarro compositore Georges Antheil specializzato in balletti “meccanici” a base di clacson, campanelli, eliche e incudini accompagnati da sedici pianole gli propose d’inventare qualche esercizio fisico per aumentare il volume del seno. Lui non pensò al silicone, deludendola ma, in compenso, escogitarono insieme durante la Seconda guerra mondiale un sistema di comunicazione in codice, subito brevettato, basato sui nastri perforati per pianola. Snobbato dalla Marina, il sistema venne utilizzato nel 1962 per la crisi di Cuba, diventando, col nome Milstar, la base del complesso difensivo statunitense.
Abbandonato il cinema nel 1957 con L’animale femmina di Harry Keller (un ridicolo mélo dove interpretava una passionale diva che si vede soffiare il ganzo dalla figlia), Hedy Lamarr finì come curiosità nella cronaca perché sorpresa a rubare in un supermercato. Arrestata e assolta per evidente cleptomania, qualche tempo dopo iniziò a scrivere le sue memorie che non potevano non intitolarsi Ecstay and me, pubblicata nel 1967 e arrivata in Italia l’anno dopo col titolo L’Estasi e io (Sugar editore).
Ricordò l’anteprima del film che le diede la celebrità, quando furioso dopo aver visto l’incriminata sequenza, suo padre s’alzò per “l’esposizione indecente”, trascinando via moglie e figlia imbarazzata. Sempre secondo l’autobiografia, non riuscendo a mimare in maniera convincente il piacere durante la sequenza del cunnilinguo che, nella finzione cinematografica, l’amante stava eseguendole rigorosamente fuori quadro, venne sottoposta dallo spazientito regista alla tortura della spilla da balia. La puntura sul culo faceva scattare una smorfia di dolore nel viso che, ripreso in primissimo piano sullo schermo, significava goduria. Dopo un’altra serie di mirati colpi di spillo ammise: «L’emozione rivelata dal mio volto era pura spossatezza» esagerando col realismo perché il “tremito” del partner «dovuto a vero impulso sessuale si rivelò altamente contagioso [...] e finii anch’io per riscaldarmi». Fu così che il produttore decise di tagliare 76.000 metri di pellicola, destinando al rogo le scene d’amore più eccitanti. E realistiche.
Hedy Lamarr è morta il 19 gennaio 2000.
Claudio Dell’Orso (17 agosto 2005)

Immagini.
1 Intenso primo piano di Hedy Lamarr sulla copertina dell’autobiografia L’estatsi e io (Sugar editore, 1968).
2, 3, 4, 5, 6. Hedy Lamarr nelle “scandalose” sequenze del film Extase, Simphonie der Liebe, regia di Gustav Machaty.



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