Il capolavoro erotico di Leone Frollo.
Non ci spingiamo a sostenere che
Mona Street, creata da Leone Frollo parecchi anni fa, sia diventata una delle più importanti eroine del fumetto erotico internazionale. La sinuosa bostoniana vi ha, comunque, lasciato un segno importante con la signorilità del modo di fare, la grazia nel rivelare le altrui ipocrisie in materia di sesso, lo stile che ne attenuava la spregiudicatezza in spinose faccende d’alcova.
Gli ammiccamenti, lo sguardo da finta ingenua sotto la bionda frangetta, quel muover di dita dalle unghie laccate, le situazioni che mai l’imbarazzavano ma sopratutto l’elegante suo offrirsi ai golosi sguardi ispiravano, più che
l’amour fou, totalitario ribollimento dei sensi che porta a dannarsi, un coinvolgimento che sfiorava
l’amour-passion. Travolgente ma più ragionato.
Andataci a sangue, noi lettori di
Mona Street, ambiremmo da tempo conoscere altre, piccanti imprese. Così, latitando da anni nuove avventure, sogniamo di frugare tra la sua
lingerie da cui le smaglianti forme sbocciavano ardite. O sfogliare, da accaniti morbosi, altre pagine dei suo diari intimi. Pronti a trasformarci in guardoni e spiarla beati dal buco della serratura. Per ritrovare gli estri erotici di cui lei era assatanata complice.
Non dovete sorprendervi se, ritrovata tra la negletta corrispondenza a lei indirizzata, una curiosa lettera ci ha intrigato per la nostalgia di cui è pervasa. Ve la proponiamo, dopo aver chiesto il permesso al mittente di renderla pubblica.
È il messaggio inviato tempo addietro da un frustrato e titolato (in senso di quarti di nobiltà) suo comprimario nella storia d’ambientazione veneziana che ne rimpiange, come tutti noi, la mancanza. Il cui nome, per altre ragioni ben noto ai frequentatori del presente sito Internet, dev’essere una banale o voluta dal Frollo omonimia.
Qui sotto, dunque, il sospiroso invito a mostrarsi ancora nella sua radiosa femminilità che l’ingrata Mona ha snobbato. Facendosi desiderare da tutti noi sempre di più.
François Vidoc
Cara Miss Street,
spero non la insospettisca ricevere una lettera da Venezia. Come ben lei sa – e come di sicuro ricorderanno i benevoli lettori – ci siamo conosciuti e frequentati (non intimamente come avrebbe bramato la mia incauta concupiscenza!) quando venne invitata da mia moglie, sua intima amica, nella città lagunare. Una Venezia, allora, infestata da moralizzatori incappucciati che si facevano chiamare “Signori della notte”. Riprendendo un’istituzione poliziesca dei tempi della Serenissima e nella cui congrega, oh sciagurato!, mi intruppai anch’io.
Anche quella volta, Miss Mona, le riuscì di comportarsi da abituale maliosa e con
l’aplomb erotico che tante signore della cosiddetta buona società le invidiano senza ammetterlo. Perché nessuna come lei, gentile signorina, risultò irresistibile tessitrice di trame libidinose. Lei appariva la dissimulata piromane d’ansiosi palpeggiamenti ed incandescenti incontri, sempre tenendosi con studiata malizia e centellinato desiderio fuori dalla mischia.
Il gioco libertino credo d’averlo scoperto e quindi è inutile continui a barare, per favore. Avendo sicura via di scampo, si compiaceva nell’apparire sfuggente o provocatrice dotata d’inaspettato sangue freddo. Lei, se lo lasci dire, nei rapporti con gli uomini, sembrava ossessionata dal
bon ton amoroso, da un sottinteso galateo che delegava le battaglie d’amore (mi scuserà ma noi nobili usiamo ancora questa perifrasi) al lettore e alle sue represse fantasie.
Perciò, con stupore misto a divertimento compiaciuto, l’ho sorpresa tempo dopo il nostro burrascoso incontro in altre doviziose immagini dove nulla era dato all’immaginazione. Lo “sciagurato” padre suo putativo, Frollo, riuscì ad infrangere anche l’ultimo tabù della sua accorta riservatezza (noti che la parola
privacy la lascio ai provinciali che credono di parlare l’inglese) dipingendola scapestrata, smaniosa di irrefrenabili esperienze. Lei venne ritratta, se la memoria non fa difetto, anche in solitari smaneggiamenti, saffiche alcove, intriganti
separé dove, in mezzo ai rasi ed ai cuscini, si sollazzava deliziosa in tutti gli accesi sensi.
Da
nobilomo de mondo, ho smesso di sorprendermi da lunga data. Sapevo che, col caratterino spigoloso che si ritrova, qualche altra volta sospettosamente troppo conciliante in apparenza, lei doveva essere una splendida
bronza coverta.
Come spiegare ad una americana l’antica espressione veneziana, in uso ancora adesso visto che questo tipo di donna (di uomini qui non accenniamo) si sia moltiplicato come i colombi di Piazza San Marco? Pensi al caminetto acceso, simbolo dell’unione dei sensi. Una volta nei film, quando l’abbraccio tra gli innamorati vacillava verso l’amplesso, la camera (intendo la cinepresa), svicolava sul fuoco scoppiettante, dimostrazione della bruciante passione che li attanagliava e stava per essere soddisfatta. E dove esiste il fuoco, lei mi insegna, non si trova soltanto fumo e arrosto ma pure la brace. La
bronza, cioè. Che quando è
coverta, coperta sotto la cenere, se per caso o volontà la tocchiamo, scotta.
Così vengono qui chiamate quelle uguali a lei, gentile Miss Street: giudiziose, un attimo saccenti, simpatiche, seducenti, allegre e fascinose. Guai a sfiorarle, però. Si resta spiazzati, a voler dire poco. E bruciati, un istante dopo. È un fuoco che attira perché, perdoni la frase fatta, a questa fiamma ci si consuma volentieri.
Chiederò alla mia signora, che è anche amica sua, d’invitarla se possibile un’altra volta sul Canal Grande, ospite nel nostro palazzo avito. Una sola cosa non riesco a promettere: che appena giri l’angolo d’un campiello non la spierò ancora. Sperando che con tutta l’acqua dei canali, la sua incantevole vampa non diventi un lumicino. O, peggio, arrivi a spegnersi. Chiedo troppo?
Sempre suo.
“N. H.” Claudio dell’Orso
Chiedeva troppo, il conte dell’Orso? Ahinoi, sì. Dovette accontentarsi delle accennate, allupanti immagini perché di nuove esperienze Mona Street (e il suo autore) non ci resero mai più partecipi. E così:
adieu, anzi
farewell, Mona.
Intanto, le ultime copie ancora disponibili delle sue passate avventure (edite da
Glamour International Production) gli amatori se le contendono. Irrefrenabili ed accaniti.
François Vidoc (3 aprile 2005)
Gli albi di
Mona Street di Leone Frollo e la produzione di Glamour International Production sono disponibili nella “
libreria” erotica di
[nu].
Immagini.
Illustrazioni a colori e vignette a china e a matita tratte dagli albi di
Mona Street editi da Glamour International Production. © Leone Frollo / Glamour International Production