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Blackvelvet editrice

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Anima, carne & diavoli di Glamour
Due parole di presentazione della rivista.
di Gianni Brunoro



Nel panorama della pubblicistica a vario titolo erotica, gli anni recenti hanno cambiato vari parametri, anche per via di interferenze derivanti dallo sviluppo sempre più prevaricante di un “canale” prima inesistente, vale a dire la Rete. Pertanto, anche la rivista Glamour, che oggi appare con una periodicità notevolmente rallentata, ha cambiato vari dei suoi requisiti. Ma ciò non toglie che essa abbia avuto un ruolo che non è esagerato definire “storico”, nel senso che a suo tempo ha avuto nel settore un ruolo da battistrada con qualche punta pionieristica.
Comunque, vale anche per i periodici quel che vale per qualunque altra entità che, in quanto viva, si evolve: essi rispecchiano cioè, anche dopo eventuali e più o meno profonde ristrutturazioni, quella che era stata la loro idea originaria, con le motivazioni che ne avevano determinato la nascita. E senza dubbio questo discorso vale per Glamour, che se è giustamente nota come “rivista erotica”, tuttavia risponde in realtà a un concetto un po’ più articolato e meno semplicistico. Non fosse altro, perché caratterizzato da un ampio spettro di argomenti trattati – sia pure in un’ottica abbastanza omogenea, quella appunto dell’erotismo – e da una vivace tendenza al continuo rinnovamento delle tematiche offerte al lettore. Ciò che d’altronde si è rivelato un positivo motivo d’interesse, capace di sollecitare una parziale azione di deriva, con susseguente ricambio nel target, del lettore medesimo.
In sostanza, dunque, per meglio comprendere ciò che questa rivista è adesso, ma soprattutto è stata, un po’ di storia non guasta. Glamour è nata nel 1980, con caratteristiche che rispecchiavano una esigenza del tempo. In quel periodo c’era da riempire un vuoto, in corrispondenza a quello che si potrebbe chiamare “il fumetto al femminile”, da intendersi in entrambe le accezioni: cioè soprattutto, beninteso, quello con donne come protagoniste, ma anche, al limite, come autrici. Per cui, un argomento che di tanto in tanto era già stato proposto da Antonio Vianovi su un periodico da lui curato, Exploit comics, assunse in quella circostanza iniziale l’entità di rivista autonoma. La novità – per allora – dell’argomento, il formato insolitamente ampio (cm 34 x 33), l’eleganza grafica, la coerenza e la pertinenza delle scelte contenutistiche, crearono fin dall’inizio un atteggiamento di simpatia nei confronti della rivista, alla quale già fin da allora molti autori collaborarono gratis, per il gusto di potervi fare cose eleganti, piacevoli, sofisticatamente piccanti, per le quali non esisteva in quel periodo nessun altro spazio editoriale. Tutto ciò ha permesso alla rivista di conquistare un suo pubblico di appassionati fedeli e un suo corrispondente mercato.
Dopo 17 numeri e qualche Special, nel gennaio del 1984, per necessità tecniche, la rivista ha dovuto “rinascere” leggermente cambiata, ricominciando dal numero 1 di una nuova serie: quattro numeri annui di 76 pagine (contro le 32 precedenti), articolate su una parte libera e una monografica. L’argomento unificante rimaneva lo stesso: alla lettera, «il fascino femminile in tutti i suoi aspetti, e nella prospettiva di un erotismo elegante, sofisticato e soft, rivisitato dai grandi autori italiani ed internazionali». Per tutto questo tempo la rivista ha conservato una struttura abbastanza costante, costituita da una parte di varietà e da una monografica.
Nella parte variabile trovavano spazio i fumetti e gli articoli, generalmente molto documentati sul piano figurativo. La parte monografica era di solito costituita da una serie di interventi storici, o critici, o di costume su un tema stabilito, ed esemplificato secondo le visuali datane dal cinema, dal fumetto, dalla letteratura o da altri media. Temi trattati, ad esempio, sono stati: il bordello, strip-tease & varietà, il fondoschiena, il sadomaso, “pelle & frusta”, il bacio, la lingerie ed altri. In tale contesto, la sezione “portfolio” ha ospitato disegni originali eseguiti dai più noti artisti dell’erotismo, qualcuno dei quali ormai deceduto (Guido Crepax, Milo Manara, Vittorio Giardino, Magnus, Tanino Liberatore, Franco Saudelli, Silvio Cadelo, Paolo Eleuteri Serpieri, Anna Brandoli, Cinzia Leone, Jean Claude Forest, Georges Pichard, Moebius, Dave Stevens, John Bolton, Jordi Bernet, Guido Buzzelli, Attilio Micheluzzi, Andrea Pazienza e altri, italiani e stranieri). A suo tempo, Glamour ha anche lanciato personaggi a fumetti (ad esempio Little Ego di Giardino; un’anteprima del Gioco di Manara) e autori-rivelazione, come ad esempio SeSar e Frollo. Vi hanno inoltre collaborato anche autori giovani, rivelatisi poi a loro volta artisti notevoli, come ad esempio Carlo Ambrosini, Corrado Roi, Angelo Stano, Luigi Santosuosso, Piero Dall’Agnol, Nicola Mari e Marco Nizzoli. Erano, questi ultimi, dei giovani disegnatori molto interessanti anche sul piano di quella che si potrebbe definire la filosofia produttiva del fumetto: vale a dire ottimi professionisti che, a differenza di molti fra quelli del passato, esercitavano la loro attività sia nel campo del fumetto detto allora “d’autore” sia in quello seriale (tanto che in seguito molti di loro sono diventati star bonelliane).
A tale ricambio di collaboratori, corrispose in parte anche un rinnovamento di qualche tematica. Agli argomenti erotici tradizionali, per esempio, se ne sono aggiunti certi legati a motivi di interesse vivamente attuale, come ad esempio le streghe, le vampire, le diavolesse. Tutti temi, beninteso, sempre trattati “al femminile” e sotto il profilo dell’erotismo. In tale contesto si aggiunsero certi nomi nuovi di rilevanza internazionale, come ad esempio John Bolton e Mike Mignola. Inoltre, nelle sofisticherie tipiche della rivista, finirono per essere coinvolti – si potrebbe dire “arruolati” – anche personaggi del fumetto seriale molto noti e talvolta amatissimi, come Martin Mystère o Dylan Dog: rivelatisi perfettamente a proprio agio in un periodico così diverso dai loro abituali, e che d’altronde si sono dimostrati docilmente flessibili nell’adeguarsi alle relative tematiche.
A un certo punto, la rivista dovette essere portata per esigenze del mercato internazionale al formato di cm 31 x 31. E in quegli anni si affiancarono ai numeri ordinari una specie di collana parallela, i Glamour Album, vere e proprie monografie, contenenti o singole storie a fumetti di classici dell’erotismo (Stanton, Eneg, Willie), oppure temi singoli, come ad esempio alcuni numeri dedicati a Betty Page, la pin-up statunitense degli anni Quaranta divenuta un mito, specie dopo il suo ritiro e la misteriosa scomparsa dalle scene. Infine, sia per la rivista sia per gli Album, hanno sempre fatto un discorso a sé le copertine, sempre appositamente eseguite dai più grandi disegnatori del settore, in un formato che a volte si è prestato a ricavarne un poster.
Negli ultimissimi anni, anche la struttura contenutistica della rivista ha subito modifiche, dovendo ottemperare all’esigenza di adattare la propria filosofia a certe inclinazioni di mercato piuttosto che ad altre. In sostanza, Glamour ha trovato un consumatore preferenziale nel mercato americano, che era il più propenso a seguirne le pubblicazioni, per cui si rese più opportuno blandire le sue specifiche preferenze. In pratica, ciascun numero della rivista ha assunto la valenza di una monografia su un autore o su un argomento richiesti da quel pubblico (Jordi Bernet o Joe Kubert, piuttosto che le copertine hard dei gialli americani anni Cinquanta) di rincalzo al settore dell’erotismo “classico” all’europea.
Il lavoro organizzativo ha sempre gravato quasi del tutto sulle infaticabili spalle di Antonio Vianovi. Il quale, oltre a reinventare di numero in numero la rivista, ne è sempre stato il direttore artistico e il responsabile dei contatti con tutti i collaboratori, da quelli tecnici (fotolito, fotocomposizione e altre fasi tipografiche), ai disegnatori, ai pubblicisti (i cui articoli, fra l’altro, sono sempre stati redatti in italiano, inglese e francese.). Fra costoro, i più frequenti e assidui sono stati o sono Claudio Dell’Orso per il costume, Riccardo F. Esposito per il cinema, Roberto Guidotti per l’erotismo classico e letterario, Alberto Becattini per certe componenti storiche (gli si debbono, in particolare, un paio di notevoli antologie illustratissime sulle piccanti pin-up presenti nel fumetto e nell’illustrazione USA, dalle origini ad oggi). Ma hanno collaborato anche nomi prestigiosi come Giulio Cesare Cuccolini, Antonio Faeti, Vincenzo Mollica, Marco Giovannini, Luigi Bernardi ed altri. Alcuni interventi portano la firma di Gianni Brunoro, che della rivista è sempre stato anche il Direttore Responsabile (un requisito creativamente insignificante, trattandosi di una esigenza della legislazione italiana per i periodici).
Gianni Brunoro (13 marzo 2005)

I numeri di Glamour possono essere richiesti nella sezione “libreria”.



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