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La misteriosa “flemma” della Regina Loana, vergine e martire
Il celebre fumetto dai sottofondi erotici.
di Claudio Dell’Orso



Ma il velato, crudele bocconcino dal sex-appeal misterioso e le sbrigative decisioni, cocciuto nella sua memoria necrofila, muore veramente?

Sconvolta che il mancato amante di secoli prima, un baccalà chiamato Tillicus, le sia arrivato davanti senza degnarla d’attenzione e abbia distrutto il turibolo con la misteriosa fiamma a cui tanto teneva, si butta in un pozzo. Così dice Rex Radford, copia conforme dell’oggetto di desiderio della Regina Loana, impegolato con i ragazzini Cino e Franco, nella spedizione organizzata con il compito di ritrovare e neutralizzare la sovrana immortale dotata di “armi” magiche. Trafficante dotata di lampada magica che assicura perenne gioventù, si specchia in una bacinella con l’acqua di cristallo per scrutare i dintorni, pietrifica senza tante remore chi non le va a genio sistemandolo nelle cripte ad aspettare cambi idea, tanto la lanterna ha anche il potere di risvegliare alla vita.

Per fortuna, il suicidio (o si tratta di martirio?) non trova conferme. Essendoci Loana sempre andata a sangue. E dobbiamo, ma non assolutamente vogliamo, credere alla versione di Rex. Oltre a non averla vista cadere, i ben poco curiosi protagonisti per una volta rinunciano, disinteressati, a porre domande.

Celebre storia a fumetti, La misteriosa fiamma della Regina Loana, dai sottofondi erotici a cui erano impermeabili i due giovanissimi protagonisti creati da Lyman Young con il contributo grafico di Alex Raymond, fu pubblicata sui quotidiani americani tra il 1933 ed il 1934.
La statuaria Loana s’impone enigmatica, fulgida e autoritaria, usa da ventidue secoli a comandare la tribù dei bellicosi neri Amagar, nelle terre sperdute di Kondor. La prima volta che appare, mentre l’esploratore Dexter ne racconta ai due adolescenti le crudeli imprese risalenti addirittura a 300 anni avanti Cristo, sembra una madonnina aureolata dentro il capitello. L’accostamento non sembri irriverente o casuale. Trattasi d’una “vergine funesta” a sfondo sorprendentemente cattolico, in attesa del salvatore che, secondo documenti antichi greco-arabi lei stessa ha ucciso perché rifiutatosi all’amore suo e pietrificato in un limbo dal quale potrà risorgere convinto d’amarla. Tillicus è stato ucciso dai guerrieri di Loana davanti alla moglie. Se l’è voluta, in fondo. Rifiutandosi all’amplesso, intendeva esaltare la sacralità dell’unione matrimoniale contrapposta alla soddisfazione del mero istinto sessuale. Secondo la versione di Loana, trattasi del promesso sposo morto in battaglia e da lei atteso per tanti secoli.

La sovrana indossa una tenuta kitsch-operistica a cintura un poco bassa, il mantello sulle spalle e una lunga gonna bianca che al posto di coprirla serve ad evidenziarne il fisico sinuoso. Inalbera un buffo trofeo piumato sul capo e la maliziosa veletta che le nasconde il visino fa risaltare lo sguardo sospettoso. Nudi, se si eccettua il reggiseno metallico, le spalle ed il busto mentre il resto del corpo s’indovina agile sotto la tunica da cui, ogni tanto, appaiono i torniti polpacci, le caviglie sottili ed i piedi calzanti babbucce dalla punta in su. Curiosi gli atteggiamenti da imperiosa gran dama con il braccio, a volte decorato di ornamenti altre volte no, teso verso gli astanti ed il ditino accusatore quando basta un avvenimento non previsto per rivelarne l’occultata, adorabile fragilità e vederla afflosciarsi svenuta, sempre in pose aggraziate.

Dimenticando Cino e Franco accusati di proditoria “gayezza”, che conobbero a partire dagli anni Trenta un successo strepitoso anche in Italia, nessun maschio – ficcanaso bianchi arrivati fin lì o robusti nativi – dedica un sospiro, una minima attenzione, un attimo di romanticismo verso la fanciulla che avrà pur un passato da maliarda flemmatica alle spalle ma è pur sempre dotata d’una irresistibile gran classe, anche quando manda a morte gli impiccioni entrati nel suo regno.

Ha messo gli occhi su Ford, specie di Indiana Jones dell’epoca e reincarnazione di Tillicus sua antica quanto inestinta passione, mal tollerando la presenza della sorellina Lorilla, vergine dai riccioli d’oro. Anche lei molto graziosa, la schiena nuda, la corta sottana scura a segnarle i fianchi (ma di tutte due, quando sono disegnate di spalle, viene celato il fondoschiena) e innamorata a prima vista dell’esploratore. A parte l’inizio quando Lorilla in minigonna, accompagnata dai guerrieri ammonisce gli esploratori dall’entrare nel regno della sorella decidendo, comunque, di accompagnarli, le due ragazze abitano sempre nel chiuso del palazzo.

Loana vive immersa in luoghi opprimenti, creando intorno a sé un’atmosfera dove la presenza dei corpi pietrificati nei sotterranei, l’aria chiusa, la coreografia narcisistica che la circonda aggiungono malsana eppur raffinata attrazione, esaltata dal tormento per il rapporto amoroso non consumato.

Di regine maliose, pronte a sdilinquirsi per amore, dotate d’un fondo romantico che le esalta assolvendole di scontate efferatezze, la letteratura erotica-esotica-popolare ne propose due: Ayesha “colei che si deve obbedire”, protagonista del romanzo She, Lei la donna eterna e Antinea, sovrana de L’Atlantide, decisa a tramutare in statue d’oro gli amanti sfibrati dai troppi amplessi.

Il romanzo di Henry Rider Haggard (1887) definito victorian fantasy e il capolavoro di Pierre Benoît (1919) premio dell’Accademia francese, ispirarono l’avventura di Tim Tyler e Spud Slavins (sono i nomi originali di Cino e Franco) velandone le complicazioni sessuali. Sintomatico il fatto che, uguale Antinea, Loana collezioni i cadaveri pietrificati di nerboruti guerrieri neri nelle catacombe di palazzo. Al contrario dell’altra, non l’hanno consolata durante il secolare romitaggio, rifuggendo, l’eburnea fanciulla, dal pensiero d’accoppiarsi con razze ritenute “inferiori”. Spasima, langue, s’incattivisce ma non osa risvegliare dal sonno (quasi) eterno Tillicus.
Restò famosa la sequenza della versione cinematografica, L’Atlantide (Die Herrin von Atlantis) regia Georg Pabst, girato nel 1932, un cui la protagonista Brigitte Helm nei (pochi) panni della ninfomane Antinea espone il seno nudo allo specchio in una scena che sfiora l’autoerotismo.

Occorre anche ricordare come i character americani Cino e Franco con queste avventure in paesi allora lontanissimi ed irreali “ammalarono” d’esotismo un’intera generazione di lettori italiani, a cui solo il fumetto permetteva di sognare, evadere, immaginare altri universi. Hugo Pratt, lo ammise lui stesso, fu uno di loro. Altro “stregato” dalla Regina Loana pare sia ancora Umberto Eco a cui, come si sa, ha voluto rendere omaggio utilizzando per l’ultimo best seller il titolo dell’avventura a strisce.

Interrotta la cerimonia nuziale tra lei e Rex dall’inaspettato arrivo di Tillicus che non ha osato far risorgere, la mancata sposina cade a terra priva di sensi. Decisamente sfortunata con gli uomini, la povera Regina. Un pianto a mani giunte davanti Tillucus ritornato per sempre mummia, l’entrata segreta, un urlo, il pozzo profondo in cui pare vada a schiantarsi, disperata. Così spiega la tragica faccenda Rex a Cino e Franco alla fine dell’avventura.

Ha dimostrato, purtroppo, inesplicabile indolenza questa ventiduenne che scopre il bel visino, dal nasino in su alla francese, soltanto un paio di volte. Se per ventidue secoli ha regnato con metodi efferati, pietrificando esseri umani e mettendo in prigione le sorelle, pur privata della fiamma avrebbe ancora l’acqua di cristallo per poter scrutare i movimenti di quegli scavezzacolli impiccioni di Cino e Franco e soprattutto i guerrieri pronti agli ordini.

Prigioniera dell’amore irrealizzato per Tillicus, la claustrofilica Loana ha conservato l’eterna giovinezza per nulla, sognando un ritorno che quando avverrà la lascerà sconvolta. Persa nei labirinti, tra il fumo dei bracieri, allevando un ragno schifoso che manderà ad uccidere la sorella-rivale, s’illude di conquistare Rex ipnotizzandolo. Eppure, basterebbe un suo sorriso, un sospiro, il lampo degli occhi per sedurre qualsiasi uomo dotato di sani istinti.

Alla sua morte (?) pretestuosa, Rex, dopo che Cino ha liberato Locarda la terza sorella da Loana gabellata per defunta, se ne fugge con Cino, Franco, la pantera Fang e portandosi dietro Lorilla. La coppia, si presume, inizierà una storia d’amore a lieto fine.

Senza problemi passionali si presenta invece un’altra discinta, perlomeno nella versione apparsa sul settimanale Topolino del 1936, regina di pelle bianca nell’isola del Borneo. Più in stile commedia musicale esotica made in Broadway della “collega” Loana, Takahala appare in posa adescante su sfondo di sipario damascato in cima alla scalinata da cui potrebbe scendere scortata dai boys che invece si genuflettono in maniera coreografica ai lati.

Ha gli occhi a mandorla dalle lunghe ciglia, un filo le sopracciglia come usava allora, la boccuccia a cuoricino e, particolare curioso, si è infilata un anellino sulla narice sinistra. Sul capo sfoggia un cappellino a punta stile cinese provvisto di velo che, contornando il visino dall’espressione severa, cala sulle spalle. Nonostante qualche chilo di sovrappeso, il reggipetto lascia esposta la parte inferiore delle tette e sotto il ventre scoperto cinge una cintura a cui è attaccata una lunga striscia che scendendo fin quasi ai polpacci tra le gambe robuste, mostra cosce poderose. Catturati dai suoi guerrieri, le vengono trascinati davanti Ted cacciatore di belve, l’amica Caterina Barnum e il domatore Jang Goog. Nell’originale americano il personaggio si chiamava Ted Towers e le sue imprese, disegnate a partire dal 1934 da Glen Cravath a cui succedette Ed Stevenson, furono ispirate alle imprese d’un notissimo esploratore: Frank Buck.

Dovette impensierire l’editore Mondatori la mise troppo succinta di Takahala tanto che, nell’albo de I Tre Porcellini (altro settimanale dell’epoca) in cui l’avventura venne ristampata nel 1937, titolo Tra leoni e tigri, ne venne quasi lisciata la figura, nascondendole il provocante fisico. Non solo: anche il linguaggio della prima versione appare modificato. «Vostro tubo di ferro molto potente!» afferma dopo un assalto. Intendeva dell’esploratore? In un certo senso, sì. Perché il colpo di fucile di Ted l’ha salvata dal balzo di gigantesca tigre. «Voi possedete delle armi magiche!» dice nella versione censurata. Per niente flemmatica, al contrario di Loana, la sovrana non dimostra velleità libidinose verso l’impettito Ted che mette in mostra i pettorali ed ha la mascella quadrata tanto ammirata, quella volta, nel nostro Duce.

La signora ordina al terzetto di catturare, pena la morte se non riescono in tre giorni, l’enorme felino che a momenti faceva un boccone di lei e della sua favorita. Già. Perché, nonostante le apparenze, la virago potrebbe lasciar intendere tendenze saffiche che ne spiegherebbero l’indifferenza al fascino di Ted. Il disegnatore mostra l’odalisca che s’affaccia curiosa e sottomessa in ginocchio al suo fianco e s’affloscia sulla scalinata esibendo il meglio di sé quando il gigantesco animale sfodera gli artigli nel tempio.

Imprigionata la belva, la regina arriva sul trono, con pelle di leopardo, portato a spalle dai servitori. Alza il braccio sinistro e concede la libertà ai cacciatori che poco tempo dopo s’imbarcano sulla nave portandosi dietro, come dono, l’ingabbiata tigre «per condurla in patria al circo Barnum con le altre belve catturate in precedenza».

Solo la Regina Loana, con la misteriosa fiamma e l’esasperante flemma (dovuta alla veneranda età anagrafica, di sicuro), esaltava sottofondi esoterici percorsi da inesauste brame sessuali. Ma torniamo al dubbio iniziale: che si sia buttata giù nella nera voragine presa dalla sconforto? Non ci crederemmo mai alla tragica fine per amore dopo la secolare attesa. Forse era la provvisoria rivincita del matriarcato americano che imponeva scelte puritane, il castigo della peccaminosa, l’artificioso trionfo dell’amore puro sopra i torbidi sensi. Il concupito Rex e lo sbarbatello incorruttibile Franco sigillarono con un masso l’entrata del regno di Loana. Credevano d’averla vinta, distrutto il suo regno, eppure siamo convinti Loana viva e lotti eroticamente tra noi, in attesa di riscossa. È forse pronta a ritornare per stregarci con gli occhi dai riflessi maligni, le tenere curve, il fascino enigmatico che ne avvolge a distanza di decenni la figura sempre deliziosa.

Loana, primo turbamento adolescenziale che non si scorda. Mai.
Claudio Dell’Orso (15 dicembre 2004)

Immagini.
1. Copertina della versione anastatica dell’albo La misteriosa fiamma della Regina Loana, della serie Nuove avventure di Cino e Franco (Edizioni Nerbini).
2, 3. La Regina Loana.
4, 5. Lorilla prigioniera della Regina Loana, pensa a Rex.
6. Brigitte Helm in L’Atlantide di Georg Pabst.
7. Il n. 16 de Gli albi dei Tre Porcellini (edizioni Walt Disney-Mondadori, 25 gennaio 1937) intitolato Nel regno di Tahakala. Da notare come il nome della regina, in copertina sia scritto in modo diverso dall’interno: Takahala.
8, 9. Nel regno di Tahakala, la pagina da Topolino e la successiva censura su Gli albi dei Tre Porcellini.



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