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Sesso & nobiltà
Trentamila lire al colpo per la marchesa Casati.
di Claudio Dell’Orso



«Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l’amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia. Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena». La tariffa della prestazione rimane la stessa. «Siamo stati sul litorale di Fiumicino, in molti la guardavano. Abbiamo scelto un giovane. È stato appagante. Lo abbiamo ricompensato con trentamila lire».
Non che la consorte del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino fosse, dunque, una babbiona o una vecchiaccia infoiata da soddisfare previa mercede. Anna Fallarino, a giudicare dalle fotografie fattale dal marito uscite sui rotocalchi e addirittura in un paio di libri che ne ripercorsero con morbosi compiacimenti vita ed esperienze dopo lo scandalo scoppiato tragicamente il 30 agosto 1970, appariva una quarantenne che dimostrava meno della sua età, dallo sguardo ancora ingenuo in contrasto con le labbra sensuali tenute sempre semiaperte, le forme smaglianti.
In una delle immagini più conosciute, la marchesa appoggia le braccia sul parapetto di una terrazza con sfondo roccioso, ha i capelli bagnati raccolti nel foulard, inforca gli occhialoni da sole, tiene la bocca socchiusa, i capezzoli dei grossi seni (sormontati da una grossa collana d’oro con pacchiana croce) lasciati affiorare in bella vista da un reggipetto nero mentre il bikini bianco, che sembra esser stato abbassato per mostrare più epidermide possibile, è sostenuto da due anelli laterali e, a circondarle i fianchi prosperosi, una sottile catena d’oro. Anna esibisce una femminilità volgarotta e disponibile che sembra lasciar trasparire, nello stesso tempo, qualcosa d’inquietante dentro di sé.
***
I coniugi Casati Stampa, sposatisi nel 1959, abitavano nella capitale, ai Parioli in un attico di via Puccini, facevano parte della high-society e conducevano un’attiva vita mondana presenziando ogni prima al milanese Teatro della Scala.
Ne furono trovati i corpi massacrati nel salotto di casa assieme a quello dello studente di Scienze politiche Massimo Minorenti, venticinquenne amante “fisso” della marchesa da quattro mesi. I due si incontravano di nascosto dal marchese.
“Camillino” come lo chiamavano nel giro degli aristocratici, dalla sua villa veneta, dopo una battuta di caccia con i conti Marzotto, telefonò a Roma verso le 4 di mattina del 30 agosto. Rimanendo sconvolto dal fatto che il giovane rispondesse al telefono di casa sua. Richiamò la moglie Anna pochi minuti più tardi per farle una scenata e minacciarla di morte. La situazione gli stava sfuggendo di mano e non riusciva più a controllarla come faceva sempre. Ritornato in fretta a Roma, nella caldissima sera sparò tre colpi di fucile da caccia, un Browning calibro 12, alla moglie, subito dopo due allo studente che nel tentativo di ripararsi impugnando un tavolinetto era finito dietro il divano, l’ultimo in testa per sé, finito dal contraccolpo dietro la poltrona su cui si era seduto, il cervello spappolato con tracce di materia cerebrale fin sui quadri attaccati al muro.
***
«Al mare con Anna ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalle pelle con la lingua» scrive il nobiluomo che dimostrava più della sua età e il cui unico, diciamo così, passatempo era di “divertirsi” a organizzare incontri per la moglie, fotografandola o filmandola tra le braccia di robusti giovani sconosciuti da lui contattati al momento, con preferenza per i militari di leva a Roma o i borgatari delle periferie.
Pubblicate definendole “segrete” o “proibite” dalla stampa sensazionalistica che lasciava intendere nomi importanti nel carnet della vittima, le 1.500 fotografie in cui Anna era ripresa nuda in pose sexy o normali, sulle spiagge private, durante focose ed estemporanee performance con sconosciuti erano conservate dal marito in un libro foderato di raso verde, tenuto sopra la scrivania. Accanto, incorniciata, un’altra immagine osé della consorte.
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Secondo la relazione della magistratura inquirente: «Il Casati era pervenuto a una concezione del suo rapporto con la seconda moglie, Anna Fallarino, tale da consentirgli non solo la più ampia tolleranza verso i rapporti sessuali della moglie con occasionali amanti dell’uno o dell’altro sesso, ma anche e soprattutto di eccitarsi e di godere in massima misura della sua partecipazione». Vent’anni dopo, intervistato dal quotidiano Il Messaggero, il capo della Mobile romana smentì incontri lesbici, droghe, orge e eventuali ricatti del giovane amante.
Ma Anna, che a tre anni fu abbandonata dalla madre scappata con un altro uomo, era la libidinosa e consenziente partner in questi giochi “perversi” o subiva, strumentalizzata, le deviazioni da guardone del marito, provandone in fondo piacere?
Per lei, il marchese Casati, che in prime nozze aveva sposato Lydia Holt una soubrette di rivista morta anni prima e dalla quale aveva avuto l’unica figlia Annamaria allora diciottenne, aveva speso un miliardo nell’annullare il precedente e breve matrimonio con un industriale, avvenuto nel 1957, quando Anna rinunciò per sempre alle ambizioni cinematografiche.
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Il marchese Casati uccise la moglie e il suo amante per gelosia. L’irrefrenabile rivalità contro lo studente di cui Anna si era innamorata inaspettatamente e che pareva deciso a portargliela via, sconvolgendone i piani quando lui credeva fosse solo il solito amorazzo passeggero. Forse Anna cercava di sottrarsi ai giochi erotici e, da sentimentale nonostante tutto, sognava di rifarsi una vita con questo giovanotto che le era andato a sangue, presentatole dal marito per l’usuale servizio sessuale.
“Camillino” non poteva permetterglielo. Ma Anna non voleva più sentirsi dire: «Ti amo quando sei a letto con un altro» e cercava, forse, di riscattarsi provando vergogna del suo passato.
***
Intervistato dal settimanale L’Europeo sul clamoroso fatto di cronaca, lo psicanalista Emilio Servadio dichiarava: «Quest’uomo non solo si compiaceva dei rapporti sessuali della moglie, ma li fotografava, li filmava, li esigeva e li promuoveva in ogni occasione. [...] Senza rendersene conto, in poche parole, l’individuo proietta la sua componente femminile sulla donna, [...] e l’incontro diventa veramente omosessuale. [...] Questi individui hanno anche una forte componente sadomasochista. In fondo loro si pongono come vittime di una situazione, sono mariti traditi. [...] Casati non era uno di quegli uomini a cui piace farsi frustare o picchiare, ma quello che chiamerei masochismo morale lo trovo evidente nel suo comportamento».
Nel suo diario, alla data del 7 luglio 1970 lo sconfortato Camillo scrive trattarsi della «più grande delusione della mia vita, vorrei essere morto e sepolto. Che schifo, piccineria, voltastomaco quello che mi ha fatto Anna. Pensavo che fossimo l’unica coppia legata veramente, e invece...», e il 24 agosto, a pochi giorni dalla strage: «Sto letteralmente morendo internamente e ho perso tutto».
La sua ragione di vita stava nel consegnare la moglie alle voglie altrui, creare forse il sostituto alla propria impotenza, “godere” nel fotografarla che godeva fra altre braccia.
L’estremo messaggio lo vergò sul retro di un calendario erotico, pochi istanti prima di irrompere imbracciando il fucile nel salotto e dopo aver comandato alla servitù di non intervenire per alcun motivo: «Amore mio, vita mia, perdonami, ma quello che farò lo debbo fare. Addio, mia unica gioia passata».
Un pervertito romantico, dopotutto, il marchese Casati Stampa, in bilico dissero gli esperti allora tra gli inevitabili riferimenti a Sacher-Masoch e al marchese de Sade.
Eppure, sul sesso, aveva fatto vincere il suo disperato, incontrollabile amore.
Claudio Dell’Orso (28 agosto 2004)

Nella sezione “Libreria” di [nu] è disponibile Il diario della marchesa Anna Casati Fallarino.

Immagini.
1. La marchesa Anna Casati nell’isola di Zannone, al largo di Terracina, in una celebre foto che ne sintetizza la sessualità prorompente (da L’Europeo “Cinquant’anni di gialli”, aprile 2001, RCS Periodici, Milano).
2. Anna Casati nel 1969, mentre assiste a una gara sportiva in compagnia dell’attore Corrado Pani (da L’Europeo “Cinquant’anni di gialli”, aprile 2001, RCS Periodici, Milano).
3, 4, 5. La stampa scandalistica dell’epoca non si lasciò perdere la succulenta occasione per imbastire pettegolezzi. Le copertine dei settimanali Men e Stop.
6. Il diario della marchesa, pubblicato da Edigamma. Oltre a brani dal diario della pubblica articoli tratti dai giornali usciti dopo la strage.
7. Il diario della marchesa Anna Casati Fallarino, una sorta di instant book edito dal Corriere d’Italia, ricco di foto, tutte rigorosamente con pecette nere strategiche, come si può notare in copertina.



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