Incontro con l’autore di
Ogenki Clinic (
La clinica dell’amore).
Questa intervista è stata pubblicata in occasione della prima edizione del fumetto in Italia. All’epoca il titolo originale era stato tradotto con
La clinica dell’amore.
Una nuova e aggiornata intervista è pubblicata sul numero 1 di
Haruka Inui Fetish Collection, la nuova collana che propone tutti i lavori di Haruka Inui, editi e inediti (in questa nuova edizione
La clinica dell’amore manterrà il titolo originale di
Ogenki Clinic).
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Chiunque apprezzi i fumetti erotici giapponesi, non può non conoscere il suo nome, né il suo lavoro più rappresentativo,
Ogenki Clinic, traducibile letteralmente con “La clinica allegra”, oppure “La clinica che ti fa star bene”.
Ogenki Clinic narra le vicende di un medico specialista in disturbi sessuali, il dottor Sawaru Ogekuri, coadiuvato da un’infermiera dalle forme favolose, di nome Ruko Tatase. I giorni che trascorrono alla clinica sono movimentati dall’arrivo di pazienti che vengono a consultarsi con il dottor Ogekuri, più per problemi psicologici legati al sesso e all’erotismo che non per malattie sessuali vere e proprie. C’è chi ha il “complesso del collezionista” e non osa toccare sua moglie perché teme di romperne la purezza; c’è la donna in preda a voglie spaventose che assale qualunque uomo vada a casa sua, ma che alla fine perde la memoria ogni volta che fa sesso; c’è lo “sparalesto” che vuole fortificare il suo pene troppo sensibile, per punire le ragazze di un club del sesso che lo prendono in giro...
E questo è solo un piccolo esempio della varietà infinita di situazioni erotiche che Haruka Inui propone con abilità e ironia.
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Incontrare Haruka Inui non è stata una cosa facile. Dopo lunghe trattative con l’editore, che contattava Inui per conto nostro, e innumerevoli proroghe, avevamo quasi rinunciato all’intervista quando, un bel giorno di inizio primavera, ci arrivò in redazione un fax inviato direttamente da Inui con tanto di indirizzo e invito a incontrarlo.
Una volta scesi alla stazione indicata, ci avviamo in direzione dello studio di Haruka Inui. Lo scopriamo in una tranquilla zona residenziale, al quinto piano di una palazzina di nuova costruzione. Ad attenderci sulla porta ci sono sua moglie e tre stupende bambine che cantano a squarciagola le canzoni del cartone animato in voga,
Sailormoon.
In effetti quello che Inui chiama studio, non è altro che la sua abitazione privata, nella quale c’è una stanza dove lavora con il suo collaboratore Chikashi Tomizuka. Stanno realizzando un nuovo fumetto per il settimanale
Shonen Champion, hanno molto lavoro e allora Inui ha chiamato anche un suo amico fumettista, Yasuo Oba, che lo aiuta per le ultime rifiniture.
Affisse alle pareti della stanza ci sono fotografie di attrici in costume di pelle, poster del film dal vivo di
Ogenki Clinic prodotto dalla Nikkatsu, e tante illustrazioni della prosperosa Ruko Tatase. Haruka Inui ci saluta tranquillamente, ci fa sedere su una comoda poltrona e, sorseggiando del caffè, diamo il via alla sospirata intervista.
Cominciamo con una domanda semplice. Perché ha deciso di usare uno pseudonimo per la pubblicazione dei suoi lavori [il vero nome di Haruka Inui è Toshifumi Nakasono]?
Non c’è una ragione particolare. Un giorno ho aperto l’elenco telefonico e ho cercato un nome che potesse sembrare interessante. Solo questo.
Qual è stato il motivo che l’ha portata a scegliere di diventare disegnatore professionista?
Era il 1980 quando ho spedito i miei fumetti a uno dei tanti concorsi che vengono promossi dalle varie case editrici. Avevo 22 anni, proprio poco prima della laurea. In quel caso il concorso era stato organizzato dalla Akita Shoten, per la rivista
Shonen Champion. Non ebbi alcun successo, ma incredibilmente a uno dei membri della giuria era piaciuto il mio stile, così venni “ripescato dalla pattumiera”, mi contattarono e mi chiesero se potevo disegnare qualcosa di interessante appunto per
Shonen Champion.
Allora il suo primo lavoro è stato un fumetto per ragazzi?
Il mio primo lavoro da professionista fu
Parallel Ami. Volevo disegnare un fumetto che avesse sfumature fantascientifiche, così ho scelto la parola “parallel” per indicare il mondo parallelo nel quale vive la protagonista Ami Taitsu [un nome che in giapponese suona come “calze a rete”]. A dirla in breve è una sorta di
Ogenki Clinic in versione soft, per una rivista di fumetti per ragazzi.
Se le nostre informazioni sono esatte, oltre che con la Akita Shoten, lei ha collaborato anche con la Tatsunoko Production [nota casa produttrice di disegni animati: Tekkaman, Yattaman, Macross, ecc.] per la versione a fumetti della serie televisiva Mirai Keisatsu Urashiman.
All’inizio
Urashiman era un fumetto sul quale ci lavorava un altro disegnatore, però gli hanno tolto il lavoro per darlo a me. Non ne conosco l’esatto motivo, ma sembra che non avesse tanto successo. Quindi la redazione mi disse di trasformarlo in un fumetto umoristico. In tutto disegnai circa due volumetti, il terzo e il quarto.
Dopo l’esperienza con Urashiman nacque subito l’idea di Ogenki Clinic?
No. Di mezzo c’è un altro lavoro
Gakuen Senshi Eru (La guerra dell’istituto), che pubblicavo mensilmente per una rivista specializzata in problemi educativi e che aveva anche un angolo riservato ai fumetti. Erano puntate di circa 15-16 tavole ciascuna. In quel periodo ho cominciato a pensare a
Ogenki Clinic, così nelle ultime puntate spuntano fuori anche Ogekuri e Tatase, comunque in vesti di semplici medico e infermiera.
Come mai ha deciso di creare un fumetto come Ogenki Clinic? Aspirava fin dall’inizio della sua carriera a fare lavori del genere?
La storia è tutto sommato semplice: il mio responsabile presso la Akita Shoten, Otsuka, fu spostato da
Shonen Champion a
Play Comic [rivista di fumetti per adulti], di cui divenne direttore. Siccome ero in buoni rapporti con lui, mi chiese se potevo disegnare qualcosa di erotico per quella testata. Dopo un po’ è stato lui stesso che mi ha chiesto cosa ne pensassi di una clinica del sesso. In quel periodo alla televisione aveva successo il programma del comico Beat Takeshi
Genki ga Deru Terebi (La Tv che ti fa star bene), è per questo che ho pensato a una clinica che potesse tirare su il morale dei suoi pazienti, chiamandola
Ogenki Clinic, una divertente “clinica che ti fa star bene”.
Una cosa che troviamo particolarmente interessante in questo suo lavoro, oltre alla simpatia dei personaggi principali, è l’estrema cura con cui vengono trattati i vari argomenti e problemi sessuali. Come ha fatto a raccogliere così tanti dati?
Mi sono informato principalmente su riviste a contenuto erotico sadomasochista, su video pornografici, a volte anche su pubblicazioni specializzate. Comunque fin da giovane mi piacevano questo tipo di argomenti, così ancora prima di realizzare
Ogenki Clinic avevo già in testa un lavoro del genere. Soprattutto mi interessava l’argomento SM, che è poi uno dei temi portanti nel fumetto.
Che cos’è l’erotismo per lei?
Non è che abbia un qualche pensiero filosofico a riguardo... Secondo me l’erotismo è uno strumento da usare non solo per soddisfare il proprio partner... In fin dei conti il sesso è una cosa preziosa e bella che appartiene sia all’uomo che alla donna e che può svilupparsi con molte sfaccettature. Per esempio, ho disegnato il dottor Ogekuri che non nasconde la sua ammirazione per i corpi maschili, mentre Tatase si risveglia come lesbica, proprio perché non vedo cosa ci sia di male nel provare attrazione per le cose belle anche se appartengono allo stesso sesso. Per me è stata una cosa naturale disegnare corpi femminili stupendi, dalle forme superbe, e che abbiano anche un bel pene sotto le mutandine. Mi piacciono anche tutti gli strumenti che si possono utilizzare per i vari giochi erotici, come i costumi, ma soprattutto amo le fruste e i tacchi a spillo. E credo che non siano pochi i giapponesi che la pensano come me.
Appunto. Come è stata la reazione in Giappone di fronte ai suoi fumetti?
Assolutamente positiva, tanto che continuano a uscire le ristampe dei nove volumi di
Ogenki Clinic. Quando veniva pubblicato su
Play Comic, il mio contratto di lavoro prevedeva due puntate al mese, ma alle volte ero costretto a disegnarne anche tre. Ho ricevuto anche delle critiche, perché certe storie venivano considerate volgari. Io invece non penso che i miei lavori lo siano e anzi, voglio continuare su questa strada per dimostrare che ci sono infinite possibilità per godere la vita sessuale e che non esiste una morale di sorta per regolarla.
Nei suoi lavori ci sono molti accenni alla tradizione giapponese come, per esempio, i riferimenti al primo sogno dell’anno, gli elementi fiabeschi, ecc.
Ho notato che c’è una grande presenza di riferimenti erotici nelle favole e tradizioni giapponesi. Non è che abbia letto libri in argomento, però non è difficile rendere in modo erotico delle situazioni che si prestano già di per sé a interpretazioni di questo tipo. La tartaruga di Urashima Taro è un classico simbolo fallico sia in Cina che in Giappone, tanto è vero che la parola pene si può tradurre con
kito, cioè “testa di tartaruga”. Altro simbolo del pene in erezione è il naso del Tengu. E la pesca da cui nasce Momotaro è la figurazione del sedere, mentre nel teatro tradizionale, opere che riportano la parola crisantemo, raccontano sempre di storie a carattere omosessuale [
kiku, il crisantemo, in Giappone simboleggia l’ano]. Nella maggior parte dei casi ho fatto delle gran speculazioni sullo spirito originale delle leggende, ma bene o male riesco a cogliere il lato erotico di qualsiasi storia.
Diversi anni fa è uscita una versione dal vero di Ogenki Clinic, quali aspetti del suo fumetto sono stati trasposti sul video?
Alla fine del secondo volume di
Ogenki Clinic c’è la presentazione del film della Nikkatsu. La pellicola si basa principalmente sulle storie del primo volume a fumetti. Però io non ci ho partecipato direttamente, ho lasciato tutto nelle loro mani dopo avere letto la sceneggiatura, che poi non è stata per niente rispettata. Comunque il risultato non è stato così malvagio e io ho avuto la gioia di veder recitare Mako Takigawa, che all’epoca era la maggiore star della casa Nikkatsu. Quasi non ci potevo credere che fosse lei a indossare i panni di Ruko Tatase. A interpretare il ruolo del dottor Ogekuri invece, c’era Yukijiro Hotaru, che ora lavora per sceneggiati televisivi.
Dopo il lungo periodo di Ogenki Clinic, qual è stato il lavoro seguente?
Si intitola
Josama Wozu (Le guerre della regina) e devo ringraziare Yasuo Oba, che mi ha aiutato disegnando le scenografie, davvero stupende. Č stato in quel periodo che cominciò la nostra collaborazione e che assunsi il mio primo assistente, Chikashi Tomizuka, creando la Sword Production.
Josama Wozu è il lavoro che preferisco in assoluto, mi piacciono molto i costumi disegnati in quel fumetto, e anche le bellissime spade opera di Tomizuka. Con
Josama Wozu ho potuto vedere realizzato il mio sogno di creare un fumetto erotico con sfumature fantascientifiche. Purtroppo non andò molto bene in fatto di vendite, così l’editore fermò la serie al primo volume. Il problema maggiore di questo lavoro erano le innumerevoli restrizioni a cui mi sottoponevano: non potevo disegnare nudi, neppure seni scoperti. Dopo
Josama Wozu, seguì la serie di
Kyujo no Monogatari (Le storie di Miss Q) per la quale mi ispirai ai nuovi servizi di sesso telefonico a pagamento. Le storie sono incentrate sui dialoghi erotici che possono svilupparsi al telefono, con un ventaglio di situazioni ancora più vasto di quello della stessa
Ogenki Clinic. Ma non mi sono limitato ai soli dialoghi, ho voluto anche mostrare le fantasie erotiche. Quando passò il boom del sesso telefonico e la situazione cominciò a normalizzarsi, terminò anche la pubblicazione di
Kyujo no Monogatari.
E il suo nuovo lavoro?
Purtroppo per questo nuovo fumetto ci sono grosse limitazioni per le scene erotiche. Viene pubblicato su
Shonen Champion, quindi non posso sbizzarrirmi come vorrei. La storia parla semplicemente di un’infermiera che lavora presso l’infermeria di un liceo e che tenta sessualmente i vari ragazzi che cadono nelle sue mani. Non so se continuerà per molto, non è il genere che preferisco e ho troppe regole a cui sottostare. A dire il vero ci sono molti altri disegnatori che mostrano seni senza nessuna limitazione, ma nel mio caso vengo frenato perché dicono che sono troppo realistico e diretto per quel tipo di rivista. Mi hanno addirittura rinfacciato di disegnare corpi che possono piacere solo a un pubblico straniero.
La ringraziamo molto per la disponibilità e il tempo prezioso che ci ha dedicato. Terminiamo con un’ultima domanda, che cosa le resta ora dell’esperienza di Ogenki Clinic?
Č un lavoro che potrei ricominciare in qualsiasi momento. Per mezzo di quelle storie di sesso, sono riuscito a trasmettere molti altri messaggi: purezza, coraggio, fedeltà nel partner. Č stata un’esperienza divertente e importante.
Per un certo periodo ho pensato addirittura di avere bruciato tutti gli argomenti trattabili e di non sapere più cosa raccontare, ma proprio per l’ultimo volume di
Kyujo no Monogatari ho voluto ripresentare una nuova avventura di Ogekuri e Tatase.
Forse non mi potrò più staccare da questi personaggi...
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Siamo rimasti favorevolmente colpiti dalla freschezza e gentilezza con le quali Haruka Inui ci ha accolto e ci ha impressionato la figura di sua moglie, una persona squisita che ne ammira i fumetti e lo sostiene nel lavoro. Inui ci ha confidato che forse solo grazie alla sua comprensione ha potuto continuare su questa strada.
Noi ci auguriamo di poter vedere al più presto altre sue divertenti storie in Italia, dove ci sono già innumerevoli fan ad attenderlo. Saionara Inui san.
Intervista a cura di Saburo Murakami, raccolta a Tokyo il giorno 15 marzo 1995.