Nonostante sia celebrata a livello internazionale, Tori Maia è personaggio schivo e misterioso.
Sin da piccola, il suo sogno era quello di diventare disegnatrice di
manga. Esordisce nell’ambito dei fumetti per ragazzi, di cui era appassionata lettrice, quindi, approda da una parte al genere
yaoi/boys’ love, dall’altra al fumetto per ragazze e incomincia a lavorare per la Harlequin Comics (ramo giapponese della casa editrice americana specializzata in romanzi rosa) firmando i lavori con lo pseudonimo Ai Marito.
Alla fine degli anni Novanta inizia a collaborare con la rivista
Zettai Reido (traducibile con “Schiavi di bellezza assoluta” o “Assoluta bellezza della schiavitù”), interamente dedicata alle tematiche sadomaso e indirizzata al pubblico femminile, per i tipi di Kousai Shoboh.
È il momento di
Hoshi no Yakata (Il palazzo delle stelle), il
manga boys’ love che le darà notorietà a livello internazionale, grazie ai toni forti e allo stesso tempo romantici delle storie, e al fascino ambiguo dei personaggi, tra cui spicca la figura di Sumiya Sakamoto,
master sadomaso dal travagliato destino.
Nel 2001 esce il primo volume di
Sadistic Boy per la casa editrice Taiyoh Tosho, dopo la pubblicazione seriale sulla rivista
Boy’s Anima. In questo
manga Tori Maia dimostra di aver raggiunto piena maturità grafica e narrativa. Le vicende dei tre protagonisti, Sarasa Takasu, Kazunari Shinjo e Haruki Matsunaga, se da una parte si dipanano fedeli ai
leitmotiv cari al genere
boys’ love, dall’altra lo trascendono coniugando a rappresentazioni erotiche esplicite una indagine psicologica e un impianto narrativo e drammatico degno dei nomi storici del
manga shonen ai: Keiko Takemiya e Moto Hagio.
Black Velvet è la prima casa editrice a proporre un’opera di Tori Maia al di fuori del Giappone. In questa occasione l’autrice ha accantonato la sua ritrosia, rilasciando un’intervista esclusiva a Saburo Murakami, pubblicata nel primo volume di
Sadistic Boy.