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Serge Chabas

Plia, la sedia in cellidor fumé, protagonista delle foto di Serge Chabas.
Plia, the cellidor fumé chair featured in Serge Chabas’ photographs.
Serge Chabas è un cinquantenne francese che si occupa di pubblicità. Ma questo nulla c’entra, cosí dice, con il suo interesse per la fotografia che è essenzialmente finalizzato all’erotismo, con particolare attenzione agli aspetti voyeuristici e alla ricerca di stimoli ludici.
In particolare, Chabas si diverte a far sedere le ragazze che incontra su un vecchio modello di sedia trasparente anni Settanta, per osservarle da sotto.
Ha esposto alcune di queste serie di “Ragazze sedute sulla sedia trasparente” in alcune mostre, suscitando curiositá e interesse.
Le sue ricerche sono pubblicate sul quadrimestrale di erotismo [nu] fin dai primi numeri, e suoi servizi sono apparsi anche su altre riviste come Art Gallery e Penthouse.



Serge Chabas

Serge Chabas is a fifty-year-old French gentleman who works in the field of advertising. But – he says – this has nothing to do with his interest in photography, which focuses essentially on eroticism and pays special attention to the voyeuristic aspects and to the search for playful situations.
In particular, Chabas amuses himself in having the girls he meets sit on an old-fashioned transparent chair in the Seventies’ style and then photographing them from underneath.
Some series of these “Girls sitting on the transparent chair” were showed at some exhibitions arousing great curiosity and interest.
His researches have been published on the quarterly erotical magazine [nu] ever since the earliest issues and his works have appeared on other magazines as well, such as Art Gallery and Penthouse.


La celebre serie delle ragazze sedute sulla sedia trasparente (e fotografate da sotto il sedile) ha avuto varie pubblicazioni. Alcuni esempi: “The hot seat” da Penthouse del settembre 1997; “Paola sulla sedia” da [nu] n. 2 (1996); “Bubble” da [nu] n. 10 (1999), qui l’autore fa sedere la modella su una poltrona gonfiabile; le immagini di Serge Chabas esposte alla mostra “Attitudini morbose / Morbid attitudes” tenutasi allo Young Museum (2003).
The famous series of girls sitting on the transparent chair (and photographed from under the seat) has been repeatedly published. Here are some examples: “The hot seat”, taken from the September 1997 issue of Penthouse; “Paola sulla sedia” taken from issue n. 2 of [nu] (1996); “Bubble” taken from issue n. 10 of [nu] (1999) – here the Author has the model sit on an inflatable armchair; Serge Chabas’ images on show at the exhibit “Attitudini morbose / Morbid attitudes” organized at the Young Museum (2003).






La copertina di [nu] n. 16 (2003). In questo numero il servizio “Sofia sulla sedia”.
The front cover of issue n. 16 of [nu] (2003). The series “Sofia sulla sedia” [Sofia on the chair] is published in this issue.


Ragazze sedute sulla sedia trasparente

«Ogni ragazza siede sulla sua fortuna, e non lo sa» (Nell Kimball da Memorie di una maîtresse americana).

Anni di plastica erano quei primissimi Settanta nei quali mi sono trovato a vivere le smanie erotiche dei dodici, tredici, quattordici anni. Erano tempi in cui provavo la prima emozione del cambiamento epocale, già lo scrivere sui quaderni non più la data 196 eccetera, l’aver spazzato via quel 6, sostituito con un moderno e spigoloso 7, mi dava l’idea che qualcosa fosse cambiato per sempre, avevo il senso dell’evolversi del tempo. Della modernità.
Per me il 7 è un numero di plastica, il 77 no, è umido, è di terra e nebbia, di amore e languore, di passione e scoperta... Profuma di pioggia, muschio, sesso e lacrimogeni il 1977. Ma l’inizio dei Settanta era indubbiamente altro, anni di una plastica che avvolgeva tutto, anche le copertine dei libri: la carta gigliata che serviva a foderarli perché non andassero sciupati era ormai vecchiume. E come sui libri, su tutto plastica, massima modernità, bellezza che spazzava il vecchio. Nelle proposte più alla moda solo plastica: trasparente, colorata, zigrinata, rilucente, disegnata, ma plastica, inesorabilmente.
***
Io stavo crescendo allora, e come tutti i ragazzi avevo urgenza di parlare moderno, di vestirmi moderno, di ascoltare musica moderna, era quindi inevitabile che la plastica entrasse nella mia vita.
Ho portato l’esempio dei libri foderati di plastica perché sono sempre stati questi i miei compagni di smanie. Le aperture verso fantasie proibite che erano, com’è naturale sia a quell’età, sostanzialmente erotiche. Erotismo e libri dunque, in un clima di modernità in plastica.
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Ma la modernità costa, e più uno ha soldi, più può essere moderno. Questo capivo visto che mi mancavano molti dei gadget di plastica di quel tempo. Ma avevo un cugino ricco, figlio di uno zio industriale.
È a casa sua, durante un’estate, che ho scoperto l’esistenza di questa sedia dal sedile e dal poggiaschiena in plastica trasparente, ben diversa da quelle impagliate di casa mia.
Seppi solo molti anni dopo che si chiamava Plia e si trattava dell’oggetto creato da un noto designer. Che era insomma, una sedia importante, un’icona di quegli anni si dice ora.
In quel momento quella era “solo” la sedia sulla quale stava seduta mia cugina Silvie: portava gonne larghe e corte, la sedia era trasparente. Non mi ci è voluto molto a fantasticare immaginandomi disteso sotto quella sedia di plastica lucida dove si appiattiva il culetto di Silvie velato dalle mutandine.
***
Qualche anno dopo quelle suggestioni mi ritornarono alla memoria mentre leggevo un libro in italiano, delle raffinate edizioni Adelphi, ricordo che aveva la copertina color marroncino e si intitolava Memorie di una maîtresse americana e, inutile dirlo, avrebbe dovuto essere negato alle mie letture minorenni. Motivo in più per tuffarmici dentro, e trovare all’inizio del secondo capitolo quella frase: «Ogni ragazza siede sulla sua fortuna, e non lo sa». La diceva la zia alla giovane Nell Kimball, autrice del libro scritto in forma biografica, alla quale la frase, vista l’età che non concede troppo sapere, sarà risultata altrettanto enigmatica che a me... Proprio bene non sapevo cosa fosse quella “fortuna”.
***
Sono passati tanti anni, finiti quelli di plastica, nel senso che questa è diventata normale materiale del vivere quotidiano tanto da riempire discariche, ma anche da colorare campi e galleggiare sui corsi d’acqua sempre sotto forma di immondizia. La plastica è così tanta e ovunque che non si nota.
E in parte è ora osteggiata per motivi di pulizia ambientale, ma anche di gusto. Così si torna a ricoprire i libri con la vecchia carta a gigli, e si restaurano i mobili in legno messi nelle cantine in quegli anni Settanta in cui la plastica li aveva soppiantati.
***
Ora che quella sedia non è più in produzione ecco che mi è stata data la possibilità di rendere pratica quella fantasia lontana, che avevo dimenticato anche se il germe del voyuerismo è cresciuto.
Un grazie speciale a una sedia in cellidor fumé.



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